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Statali, bonus senza tasse per chi rinvia la pensione

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Avete maturato i requisiti per uscire dal lavoro prima dei 67 anni, ma state pensando di rinunciare alla pensione e di chiedere invece di ricevere in busta paga il cosiddetto bonus Giorgetti? Il decreto correttivo Irpef-Ires, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri del 20 novembre 2025, ha appena chiarito che l’esenzione fiscale per le quote di retribuzione derivanti dalla rinuncia all’accredito contributivo pensionistico è prevista anche per i dipendenti pubblici. L’esenzione sull’incentivo al posticipo del pensionamento si applica infatti anche agli iscritti alle forme di previdenza esclusive del regime generale Inps, alle quali aderisce la maggioranza dei lavoratori dello Stato. La disposizione ha effetto a partire dal periodo di imposta in corso.

Il nodo

Il decreto correttivo Irpef-Ires interviene in modo risolutivo sulla disciplina dell’incentivo al posticipo della pensione: la modifica al Testo unico delle imposte sui redditi rende chiaro che anche i dipendenti pubblici possono beneficiare dell’esenzione fiscale sui contributi previdenziali non versati e percepiti direttamente in busta paga come incentivo alla prosecuzione dell’attività lavorativa. Viene risolta così l’asimmetria che nella formulazione originaria favoriva solo gli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria e alle sue forme sostitutive, escludendo i lavoratori delle gestioni esclusive dell’ex Inpdap. Nei mesi scorsi Inps e Agenzia delle Entrate già si erano espresse a favore dell’estensione del regime di non imponibilità ai dipendenti pubblici.

Il meccanismo

Il bonus Giorgetti è stato confermato anche per il 2026. Possono chiedere l’incentivo al posticipo del pensionamento i lavoratori dipendenti, pubblici e privati. I lavoratori che ottengono l’incentivo rinunciano all’accredito dei contributi a loro carico e, in cambio, ricevono gli importi corrispondenti direttamente in busta paga. Il datore di lavoro viene sollevato dall’obbligo di versamento dei contributi a carico del lavoratore che ha esercitato la facoltà dell’incentivo al posticipo del pensionamento.

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È sempre obbligato, invece, a versare i contributi della quota a carico del datore di lavoro. L’obbligo di versamento dei contributi della quota a carico del lavoratore viene meno a partire dalla prima decorrenza utile della pensione anticipata flessibile o della pensione anticipata, in caso di presentazione della domanda di rinuncia in data antecedente alla prima decorrenza utile. In pratica, per i lavoratori dipendenti del privato c’è da scontare un’attesa di sette mesi dalla data di maturazione dei requisiti, mentre per quelli della Pa si sale a 9 mesi.

Gli aumenti del 2026

Per ottenere l’incentivo è necessario inoltrare una domanda all’Inps attraverso i canali telematici dell’ente. L’incremento retributivo è pari al 9,19% dello stipendio lordo nel privato e intorno all’8,89% nel pubblico.

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Nel pubblico un dipendente con uno stipendio di 1.500 euro avrà diritto con l’incentivo a un incremento di 133 euro al mese, che diventano 177 euro a fronte di una retribuzione di duemila euro lordi mensili. Chi oggi guadagna 2.500 euro al mese ne incasserà 222 euro in più rinunciando alla pensione anticipata. L’asticella sale a 266 euro di fronte a uno stipendio di tremila euro lordi al mese.

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