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Visite fiscali, ridotte le fasce orarie per gli statali

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Visite fiscali, si cambia. Stesse fasce di reperibilità per pubblico e privato. L’Inps fa propria una sentenza del Tar del Lazio emanata a inizio novembre, uniformando gli orari nei quali i lavoratori devono restare in casa in attesa della visita del medico. Così, se prima gli statali dovevano farsi trovare al loro domicilio per 7 ore al giorno, adesso il periodo è stato ridotto a 4 ore. Risultato: i dipendenti pubblici che sono in malattia potranno ricevere le visite fiscali dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19 di tutti i giorni. Lo ha chiarito l’istituto di previdenza con una circolare, in attesa che venga emanato dal governo un nuovo decreto ministeriale in materia.

Nuovi orari

Chi lavora nella Pubblica amministrazione finora ha scontato una fascia di reperibilità decisamente più ampia rispetto a quella prevista per il settore privato: dalle 9 alle 13 della mattina e dalle 15 alle 18 del pomeriggio. Ma dopo sentenza del Tar del Lazio, che ha giudicato incostituzionale la differenza tra dipendenti pubblici e privati, l’orario è stato rivisto per garantire parità di trattamento. Così, come detto, anche per gli statali la fascia di reperibilità sarà dalle 10 alle 12 del mattino e dalle 17 alle 19 del pomeriggio. Questa fascia sarà valida per tutti i giorni della settimana, inclusi domeniche e festivi.

La sentenza

Il tribunale amministrativo del Lazio un mese fa aveva riconosciuto la validità del ricorso di un dipendente dello Stato, annullando il decreto Madia che regola le fasce orarie di reperibilità per i dipendenti pubblici in malattia. La spiegaziome: «Il testo non ha raggiunto l’obiettivo di armonizzare le disposizioni tra i settori pubblico e privato e ritenendolo in contrasto con la legge delega e con fondamentali precetti di rango costituzionale». I giudici avevano fatto notare inoltre che questa disparità di trattamento tra i due settori era «del tutto ingiustificata», perché la malattia dovrebbe essere gestita allo stesso modo a prescindere dal tipo di impiego. La decisione del Tar del Lazio è stata influenzata infine da un parere del Consiglio di Stato, che aveva già sollevato dubbi sulla conformità del decreto Madia con il principio di uguaglianza.

Regole e sanzioni

Restano esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti assenti per patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio che abbia comportato la menomazione unica o plurima; stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%. Il domicilio deve essere indicato nel certificato medico inviato per via telematica dal medico curante all’Inps. Chi non rispetta la fascia di reperibilità perde il 100% della retribuzione per i primi 10 giorni, a meno che non si presenti alla visita ambulatoriale.

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