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Mobilità senza vincoli, ma non per tutti. Ecco i paletti

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Ha trovato spazio nel decreto Reclutamento la clausola che liberalizza la mobilità volontaria nella Pa. Ma si tratta di una liberalizzazione a metà. Sono previsti infatti una serie di paletti per evitare il rischio di fughe di dipendenti da un’amministrazione all’altra e conseguenti inceppamenti della macchina amministrativa pubblica. Dunque se da un lato non sarà più necessario in linea generale il nulla osta dell’amministrazione di appartenenza per spostarsi in un’altra Pa, dall’altro è comunque possibile che a fronte di precise condizioni il trasloco venga fatto abortire sul nascere dall’ente interessato.

La strategia

La semi-liberalizzazione rientra nella strategia di efficientamento della Pa che il governo sta portando avanti. Lo stesso ministro della Pa, Renato Brunetta, ha parlato di una pubblica amministrazione «ingessata» e ha puntato il dito sul problema della «scarsa mobilità». Molte delle novità presenti nel decreto Reclutamento, ora in Gazzetta ufficiale, puntano proprio a rendere la Pa più agile, come per esempio il ricorso ai contratti a tempo determinato (che però rischiano di creare precariato) e alle clausole anti-fannulloni (in base alle quali i tecnici del Pnrr assunti nella Pa potranno essere licenziati se mancheranno gli obiettivi).

I paletti

Il passaggio di dipendenti da un’amministrazione pubblica all’altra, come detto, può avvenire senza nulla osta in presenza di determinate condizioni. Quali? Per prima cosa il legislatore ha stabilito che il nulla osta resta ancora valido per le funzioni infungibili motivatamente indicate dagli enti. Non solo. Il dipendente che chiede la mobilità non deve essere stato assunto da meno di tre anni. Infine, nella sua categoria non vi deve essere una carenza organica superiore al venti per cento. 

Rischio fughe

Risultato: gli enti che vorranno mettere un freno alla mobilità volontaria dovranno affrettarsi a individuare le funzioni infungibili. Le figure professionali ritenute infungibili all’interno di una determinata amministrazione sono quelle giudicate indispensabili e vitali al fine di fronteggiare esigenze permanenti e di tipo istituzionale. In campo sanitario la rivoluzione invece non farà presa. Medici e infermieri dovranno continuare a chiedere il via libera all’azienda di riferimento per trasferirsi volontariamente altrove. Insomma, gli eroi della pandemia sono rimasti esclusi dalla liberalizzazione. 

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