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Università, così il divario di genere è salito in cattedra

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Il rapporto annuale dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, conferma negli atenei un divario di genere sia tra gli studenti delle facoltà scientifiche che all’interno del corpo docente. Solo il 42,3% delle cattedre ordinarie è occupato da donne. Le docenti nel 2012 erano meno del 35%. E le rettrici sono il 12,1% del totale. Anche nei Nuclei di valutazione delle università la presenza maschile resta ingombrante, rappresentando il 63,5% del personale.

Studenti

I dati raccolti dall’Anvur hanno evidenziato che, rispetto al 2012, nel 2022 la percentuale di studentesse di facoltà Stem (scienze ingegneristiche, tecnologiche e matematiche-informatiche) è leggermente calata (dal 37,8% al 37%), così come si è ridotta quella delle laureate. È rimasta invece invariata la percentuale (78% del totale) di studentesse iscritte in differenti corsi di studio: le donne che scelgono di proseguire gli studi dopo il diploma preferiscono, infatti, facoltà umanistiche, artistiche, sociali e sanitarie.Nelle università scientifiche si conferma il gender gap anche nelle assunzioni. Guardando agli ingegneri assunti dalle imprese italiane nel 2022, solo il 25% è di sesso femminile.

La comunità studentesca universitaria è composta prevalentemente da donne (le studentesse sono 1,1 milioni, il 55% del totale degli iscritti). Sono prevalentemente donne anche le persone che raggiungono l’agognata corona d’alloro (57%). Tuttavia, dopo la laurea, si assiste a un’inversione di tendenza: gli uomini rappresentano il 52% di chi sceglie di proseguire la carriera universitaria con un dottorato di ricerca, e la percentuale maschile sale ulteriormente (56%) tra i ricercatori a tempo determinato.

Tra Nord e Sud

Oltre al divario di genere, il rapporto Anvur ha segnalato anche una differenza di carattere geografico. Mentre nel Nord l’incremento di iscrizioni al femminile in università Stem osservato negli ultimi anni è significativo (32% di donne nelle regioni del Nord Ovest e 29% in quelle del Nord Est, contro il 25% di uomini in entrambe le zone prese in considerazione), lo stesso non si può dire per il Sud dove è aumentato del 16% soltanto il numero di studenti, rimanendo invariato quello delle studentesse. Per le regioni del Centro, infine, si è registrata una crescita del 18% degli iscritti sia di sesso maschile che di sesso femminile. L’Italia non è l’unico paese europeo a sperimentare questa differenza di genere. Dal confronto con il resto d’Europa emerge, per esempio, che nella Penisola le donne iscritte in Scienze ingegneristiche sono in numero più alto rispetto a quello segnalato nella maggior parte dei Paesi.

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