Come in quella vecchia battuta, credo fosse di Freak Antoni, non si può mai dire di aver toccato il fondo, perché magari tocca anche scavare. È quello che succede con l’incredibile vicenda del Tfs: ogni volta che pensiamo che più in basso di così non si possa andare, ecco che spunta fuori qualcuno con una vanga e si mette a scavare.
Poco più di un mese fa avevamo denunciato su queste colonne la decisione del consiglio di amministrazione dell’Inps di sospendere, per quest’anno, l’anticipazione ordinaria del Tfs e del Tfr in favore dei dipendenti pubblici andati in pensione. Decisione presa per esaurimento anticipato dei fondi annuali. Cose che capitano se di fronte a un arretrato di oltre 14 miliardi di euro, stanzi appena 300 milioni. Veniva dunque messa in stand by l’unica soluzione, se non accettabile almeno non scandalosa, che il governo aveva saputo trovare per rispondere alle due sentenze (non una, due) della Corte Costituzionale contro gli inaccettabili ritardi di pagamento della buonuscita dei pubblici dipendenti. Della convenzione stipulata con le banche per un anticipo di parte del Tfs, infatti, non è il caso nemmeno di parlarne, visto che anche in fase di ribasso dei tassi, costa al dipendente quasi il 5% d’interesse.
Tfs, tempi lunghissimi di pagamento anche per vedove, orfani e invalidi
Oddio, pure l’anticipazione da parte dell’Inps non era gratis, ma almeno non andava oltre l’1% d’interesse. Andava, verbo all’imperfetto, e la scelta non è casuale. Già perché la sospensione di poco più di un mese fa, ora è diventata definitiva, sempre per decisione del consiglio di amministrazione dell’Inps, che nella seduta del 14 giugno scorso, ha votato per chiudere del tutto la fase di sperimentazione triennale avviata a fine 2022. L’anticipazione del Tfr da parte dell’Inps, dunque, per dirla come il titolo di un vecchio film degli anni Cinquanta, ha ballato una sola estate, quella del 2023, alla successiva bella stagione, non è nemmeno riuscita ad arrivarci.
L’Inps ha dunque archiviato una pratica che aveva dovuto aprire obtorto collo, e certo non intende replicare l’esperienza in futuro, visto che proprio in questi giorni ha lanciato l’allarme sull’effetto combinato dell’invecchiamento della popolazione e il calo demografico, affermando che in assenza di correttivi la sua situazione patrimoniale è destinata a passare dal disavanzo di 23 miliardi del 2023 a uno di 45 miliardi nel 2032.
Tfs, statali in fuga dall’anticipo in banca: interessi alle stelle
Quanto al governo, è facile capire che i ritardi di pagamento di Tfs e Tfr non sono esattamente in cima alle sue preoccupazioni, visto che con le nuove regole europee di stabilità dovrà tagliare 10-12 miliardi di spese all’anno e la Commissione Ue ha già aperto una procedura d’infrazione sull’Italia per deficit eccessivo. Tutti, insomma, sono pronti a lavarsene le mani e a noi resta solo lo sconforto di un’ingiustizia profonda, di uno sbrego alla parità di tutti i cittadini, un vulnus costituzionale che nemmeno due sentenze della Consulta sono riuscite a riparare.
Il Tfs, ripetiamo per l’ennesima volta, è salario differito. Sono soldi del dipendente, da lui guadagnati attraverso prestazioni d’opera già effettuata, tenere in cassa quelle cifre per anni, invece che per i pochi mesi concessi anche ai datori di lavoro privati, è un’inaccettabile violazione di un diritto costituzionale. E il fatto più grave è che a compiere questa violazione sia lo Stato, nonostante la sua massima istituzione di garanzia, abbia esplicitamente detto che non può farlo.
Tfs degli statali, finita la farsa del prestito. L’Inps è rimasto senza soldi
La Corte ha scritto, infatti, che “la garanzia della giusta retribuzione”, proprio perché attiene a principi fondamentali, “si sostanzia non soltanto nella congruità dell’ammontare concretamente corrisposto, ma anche nella tempestività dell’erogazione”. Ma in Italia siamo al punto che lo stesso governo ammette tranquillamente di pagare in ritardo Tfs e Tfr pure in caso di decesso o invalidità permanente del dipendente pubblico. Intervenendo alla Camera dei Deputati, il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha spiegato, infatti, che l’erogazione avviene in media 10 mesi dopo la comunicazione del decesso o della invalidità totale e questo nonostante le norme prevedano esplicitamente che in casi del genere i soldi debbano essere versati non oltre 105 giorni, cioè entro tre mesi e mezzo. Toccato il fondo, dunque, ci si è già messi allegramente a scavare.

Fra poco non lo pagheranno più a nessuno, sanno benissimo che gli italiani sono solo dei pecoroni.
Domanda 1: i sindacati cosa fanno?
Domanda 2: perché non può fare la stessa cosa il cittadino? Se paga in ritardo scattano interessi e sanzioni. Dovrebbe valere lo stesso a parti inverse.
E’ semplicemente DISGUSTOSO
Sono un ex dipendente della Regione Veneto, e ho fatto appena in tempo dal accedere all’acconto pensionistico. Inps ha impiegato 315 GG. Per darmi la risposta a fronte dei 90 . L’ interesse applicato ai 45.000€ e’ del 3,80. Il saldo forse arrivera’ dopo i 68anni.
Ma perchè non mettete anche il MESSAGGIO o la CIRCOLARE dell’INPS che dice che ha chiuso qualsiasi anticipo TFS e che quindi spiega questa notizia? Sarbbe molto piu’ corretto !