L’accordo quadro con le banche per l’anticipo del trattamento di fine servizio e di fine rapporto ai dipendenti pubblici è in scadenza. L’intesa era stata prorogata per due anni nel settembre del 2024 tramite un decreto del ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo. Parliamo del prestito “beffa” fino a 45mila euro che gli istituti di credito concedono agli statali che non vogliono (o semplicemente non possono) aspettare anni prima di ricevere i soldi della liquidazione. Su questo tipo di finanziamento oggi si paga una tassa occulta, ovvero la spesa per gli interessi, che in determinati casi può arrivare a rasentare la soglia dei duemila euro, per effetto di un rendistato sopra il 3,5%. Il rendistato è l’indice sulla base del quale le banche calcolano il tasso di interesse da applicare sui prestiti ai dipendenti pubblici. All’alba di questa misura, sei anni fa, il rendistato si posizionava sotto l’un per cento. Allora il gioco poteva valere la candela. Oggi non più. A luglio il rendistato generale ha toccato il 3,508% secondo l’ultimo bollettino di Bankitalia. All’inizio dell’anno l’asticella si posizionava al 3%.
LA RIFORMA
A partire dal 2027, per alcune categorie di lavoratori collocati a riposo (non per tutti), il termine iniziale per la liquidazione sarà ridotto da 12 a 9 mesi. L’elenco degli istituti di credito che attualmente aderiscono all’accordo quadro per l’anticipo del Tfs-Tfr è consultabile a questo link. Sono in tutto otto le banche “partner”. Per la maggior parte parte si tratta di banche di credito cooperativo. L’unica “big” presente nella lista è UniCredit. Circa una dozzina di istituti si sono sfilati dall’accordo strada facendo. A ogni modo, entro il 14 gennaio 2027 dovrà essere adottata una riforma strutturale che pianifichi la completa eliminazione di ogni meccanismo dilatorio nel pagamento del Tfs/Tfr ai dipendenti pubblici. La Corte Costituzionale, con l’ordinanza numero 25, depositata il 5 marzo, ha rilevato che, nonostante i moniti espressi con le sentenze numero 159 del 2019 e numero 130 del 2023, sollecitate dai ricorsi della Confsal-UNSA, non è stato ancora avviato «in modo sostanziale» quel processo di graduale ma completa eliminazione dei termini per il riconoscimento delle spettanze oggetto delle pronunce. Massimo Battaglia, segretario generale di Confsal-UNSA, in un editoriale pubblicato su PaMagazine quest’estate, è tornato sul tema del pagamento differito e rateizzato del Tfs agli statali, osservando che «la giusta retribuzione non dipende soltanto dall’ammontare delle somme dovute, ma anche dalla tempestività con cui vengono corrisposte».
