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Tfs, caro mi costi: per l’anticipo in banca gli statali continuano a versare più di 2.000 euro di interessi

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Sul fronte del Tfs per i dipendenti pubblici tutto ancora tace. E, intanto, gli statali in pensione che si rivolgono alle banche per chiedere un anticipo della liquidazione fino a 45 mila euro continuano a pagare interessi stellari, per effetto di un rendistato (l’indice sulla base del quale gli istituti di credito calcolano il tasso da applicare sui prestiti) che anche a gennaio si è posizionato poco sotto il 4%. Tuttavia, dopo che il Consiglio di indirizzo e di vigilanza dell’Inps ha accesso un faro sulla questione, chiedendo di accelerare i tempi delle erogazioni, l’ente di previdenza starebbe valutando come intervenire. Perché se da un lato è vero che spetta al Parlamento dare seguito alla sentenza della Consulta di giugno scorso, sentenza secondo cui le norme sul pagamento differito del Tfs agli statali (introdotte dal governo Monti per mettere al sicuro i conti pubblici nel 2011) si pongono in contrasto con i principi della Carta, dall’altro l’Inps è chiamata a velocizzare i pagamenti, rispettando quantomeno i termini fissati per l’erogazione della prima, della seconda e della terza rata, qualora previste.

Nel pubblico l’erogazione della prestazione dovrebbe scattare dodici mesi dopo la cessazione del servizio per raggiunti limiti di età (che diventano 24 per i “quotacentisti”) e in un’unica soluzione se l’ammontare complessivo del trattamento è pari o inferiore a 50.000 euro lordi (o in due rate annuali se il trattamento è tra 50.001 e 100.000 euro lordi o in tre se pari o superiore a 100.001 euro lordi). Questi tempi non vengono praticamente mai rispettati. Essenzialmente perché, ha fatto notare il Civ dell’Inps, negli uffici manca personale specializzato.

La “tassa”

A gennaio il rendistato generale si è attestato al 3,483%, sui livelli del mese precedente. Per i prestiti più lunghi l’asticella sale sopra il 4,2%. Per determinare il tasso di interesse da applicare sugli anticipi agli statali, le banche sommano al rendistato lo 0,5% di spread. Dunque, per un anticipo a lunga scadenza di 45 mila euro si versano più di duemila euro di interessi (una tassa insopportabile per i dipendenti dello Stato visto che pagano per ricevere soldi loro). Per i prestiti di media durata il tasso di interesse scende intorno al 3,6%: in questo caso per diecimila euro di anticipo la spesa per gli interessi è compresa tra 350 e 400 euro e sale a 1.600 euro quando la somma chiesta in prestito è di 45 mila uro. Anche l’Inps anticipa agli statali il Tfs, senza limiti di importo però e con un tasso agevolato (1%). Le domande, a ogni modo, richiedono tempi di lavorazione di almeno sei mesi. E, pure in questo caso, ha segnalato il Civ dell’Inps, i tempi spesso si allungano oltre il sopportabile: ci sono migliaia di ex dipendenti pubblici che prima dell’estate si sono rivolti all’ente di previdenza per l’anticipo della liquidazione e che ancora non hanno visto un soldo.

I numeri

Secondo l’ultimo Rapporto annuale dell’Inps, nel 2022 sono stati liquidati ai dipendenti pubblici circa 8,781 miliardi di euro di Tfs, +8,3% sul 2021. Il Trattamento di fine servizio è un’indennità che spetta ai dipendenti pubblici statali assunti a tempo indeterminato prima del 1° gennaio 2001. Tra il 1990 e il 2001, hanno ottenuto il posto fisso nella Pa circa 1,6 milioni di persone. Di questi, stando alle stime, ogni anno circa 150.000 lasciano il lavoro e si accomodano nella “sala di attesa” di chi aspetta il Tfs.

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