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Tfs agli statali, solo una mini-riforma dopo la sentenza della Consulta

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Tfs, una mini-riforma non basta. La proposta di legge dei Cinquestelle per velocizzare i pagamenti della liquidazione agli statali – che a volte aspettano anche più di 5 anni prima di ricevere quanto gli spetta contro i 45 giorni del privato – si limita ad anticipare l’erogazione della prima rata (da 12 a 3 mesi) e a ritoccare verso l’alto l’ammontare dell’importo da corrispondere (63.500 euro anziché 50mila con la prima rata e 127.700 al posto di 100mila con la seconda). Ora in discussione alla Camera, la proposta arriva a sei mesi di distanza dalla sentenza della Consulta, che a giugno aveva chiesto al parlamento di eliminare, gradualmente, la norma che autorizza il pagamento differito del Tfs ai dipendenti pubblici. Ma, se la legge dovesse ottenere semaforo verde, si tratterebbe solo di una mini-riforma. Infatti, i dipendenti pubblici continuerebbero a ricevere la liquidazione a pezzi, con attese comunque molto più ampie rispetto a quelle che si verificano nel privato. Resterebbe insomma in piedi quella disparità di trattamento tra pubblico e privato che i giudici della Consulta hanno ritenuto in contrasto con i principi della Carta. Critica Confsal-UNSA, che da anni si batte in prima linea, a colpi di ricorsi in tribunale, per garantire ai lavoratori la tempestiva erogazione della liquidazione. «Qualcosa finalmente si muove – afferma il segretario generale di Confsal-UNSA Massimo Battaglia – sul fronte del Tfs/Tfr dei lavoratori pubblici, tutelati dall’Unsa con ricorsi giudiziari culminati, da ultimo, nella sentenza n. 130/2023 della Corte Costituzionale, che ha giudicato totalmente illegittimo il quadro normativo vigente e ha incaricato il Parlamento di apportare significative modifiche. Per noi si tratta di un primo segnale di attenzione sulla materia, ma ancora totalmente inadeguato».

Il braccio di ferro 

Oggi un dipendente pubblico in pensione non ha molte alternative. Se non vuole aspettare anni prima di ricevere i soldi del Tfs, allora non può fare altro che rivolgersi alle banche o all’Inps per ottenere un anticipo della liquidazione. Ma in entrambi i casi si deve pagare una “tassa” (gli interessi) che non ha ragion d’essere. Massimo Battaglia avverte: «Oggi i lavoratori sono costretti a cedere alle banche il proprio Tfs/Tfr pagando una certa percentuale al fine di avere immediata disponibilità delle somme, e qusto per colpa dell’inaccettabile ritardo con cui lo Stato eroga le somme dovute e la loro rateizzazione. Per questo l’UNSA continuerà a battersi per la sola soluzione accettabile e socialmente equa, vale a dire una erogazione del Tfs/Tfr subito dopo il pensionamento e in una unica soluzione».

La platea

Il trattamento di fine servizio, com’è noto, è un’indennità che spetta ai dipendenti pubblici statali assunti a tempo indeterminato prima del 1° gennaio 2001. ra il 1990 e il 2001, sono stati assunti circa 1,6 milioni di dipendenti pubblici. Si stima che la sentenza della Corte costituzionale riguardi ogni anno circa 150.000 soggetti. Secondo l’ultimo Rapporto annuale dell’Inps, nel 2022 sono stati liquidati ai dipendenti pubblici circa 8,781 miliardi di euro di Tfs, +8,3% sul 2021. 

1 Comment

  1. Rimane invece la grande ingiustizia nei confronti dei lavoratori delle poste a cui la liquidazione è stata congelata, infruttifera, al febbraio 1997. Una vergogna!!

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