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Taglio del cuneo fiscale anche per gli statali

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Taglio del cuneo fiscale anche per gli statali. Ma con possibile beffa sui premi. La riduzione dei contributi prevista dalla legge di bilancio si applica anche ai dipendenti pubblici. Lo ha chiarito una volta per tutte l’Inps con una circolare applicativa della norma messa in campo dalla manovra 2022: vale a dire la decontribuzione delle buste paga dello 0,8 per cento, accanto alla revisione degli scaglioni di reddito (ridotti da 5 a 4) e delle detrazioni.

La norma

La norma in vigore da inizio anno limita l’esonero contributivo ai contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia, i superstiti a carico del lavoratore ma, secondo l’Inps, deve essere applicata sia in ambito privato che pubblico. Occorre ricordare che lo sconto è pari a 0,8 punti percentuali a condizione, si legge nella norma «che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo di 2.692 euro mensili, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima». Insomma, la riduzione dei contributi riguarderà retribuzioni fino a 35mila euro annui. Chi fino al 2021 pagava un contributo del 9,19%, nel 2022 pagherà un contributo dell’8,39%.

Incentivi a rischio

Va ricordato che il contributo a carico dei lavoratori costituisce per gli stessi anche un onere deducibile dal reddito imponibile ai fini Irpef, consentendo quindi di pagare meno Irpef. Pertanto, diminuendo la trattenuta del contributo previdenziale nei riguardi del lavoratore ne consegue che si realizza un fisiologico aumento del reddito imponibile su cui pagare l’Irpef. Un problema non da poco riguarda tuttavia i premi accessori. Infatti il riferimento al limite mensile di 2.692 euro rischia di far riconoscere il beneficio a intermittenza penalizzando soprattutto i lavoratori che aumentano i salari. Infatti, per i lavoratori con una retribuzione prossima al limite mensile è sufficiente che in alcuni mesi svolgano un po’ di straordinari o ricevano un piccolo premio per superare la soglia e perdere l’incentivo. Tra l’altro il beneficio perso in un determinato mese non può essere recuperato a conguaglio di fine anno anche se complessivamente il lavoratore raggiunge una retribuzione inferiore a 35mila euro.

Soluzioni

Il problema potrebbe essere aggirato spalmando i premi su più mensilità ma si correrebbe il rischio di incappare in una censura per manovra elusiva. La questione resta dunque aperta. Ad ogni modo, considerando la combinazione delle nuove detrazioni fiscali e dello sconto contributivo applicate sulle retribuzioni annue lorde tra 17.250 euro e 35mila euro, dalle simulazioni emerge che il vantaggio più elevato si tocca per gli stipendi prossimi a 17.250 euro (ossia, 1.326 euro lordi al mese per 13 mensilità) il cui beneficio complessivo annuo è pari a 409 euro, di questi 318 euro a seguito del regime fiscale più favorevole e 90 euro derivante dallo sconto contributivo dello 0,8% (22%). Si tratta di un vantaggio netto e non lordo. Via via che cresce la retribuzione aumenta lo sconto contributivo e diminuisce il vantaggio fiscale: per le retribuzioni di 26mila euro il vantaggio netto di circa 250 euro che per oltre il 50% è generato dallo sconto contributivo. A 32mila euro di retribuzione annua, il vantaggio di 215,69 euro l’anno è per du terzi attribuibile allo sconto contributivo. Sul vantaggio complessivo che otterrà il lavoratore nelle rispettive fasce di retribuzione, in media lo sconto contributivo incide per il 60%. Sopra i 35mila euro di retribuzioni non agisce più lo sconto contributivo pari allo 0,8% per la quota a carico dei lavoratori ma incide in modo più significativo la revisione degli scaglioni di reddito e delle detrazioni di imposta.

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