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Tagli di stipendio ai dirigenti pubblici che ostacolano la digitalizzazione

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Il governo lo chiama decreto “semplificazioni”. L’obiettivo dichiarato è fare in modo che i progetti del Recovery plan non trovino nessun ostacolo. Soprattutto nella burocrazia. Così il provvedimento che sarà approvato la prossima settimana dal consiglio dei ministri, è stato imbottito di norme che riguardano la dirigenza pubblica. Alcune erano attese. Come l’allungamento fino a dicembre del 2026 delle limitazioni al reato di abuso di ufficio e alla responsabilità erariale dei dirigenti.

LA FUGA DALLA FIRMA

Il tema è quello noto sotto il termine di “fuga dalla firma”. Il timore cioè, dei dirigenti di essere perseguiti penalmente o dalla Corte dei Conti, per il semplice fatto di aver firmato un determinato atto. Proprio per evitare questa “paura” già il precedente governo aveva introdotto una modifica delle norme, cambiando l’articolo  323, primo comma del codice penale. Oggi insomma, i dirigenti possono essere perseguiti per abuso di ufficio solo se violano «specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità». Il meccanismo sta funzionando. Solo che la modifica era stata pensata come una modifica a “tempo”. La scadenza era fissata alla fine di quest’anno. Dunque, il decreto sulle semplificazioni la allungherà per tutta la durata del Recovery plan, ossia fino alla fine del 2026. I dirigenti pubblici potranno firmare senza “paura” gli atti dei progetti. Ma la verità è anche un’altra. Che il sistema disegnato dal decreto semplificazioni serve non solo a togliere la “paura”, ma a spingere fortemente i dirigenti a non omettere gli atti legati proprio al Recovery.

MULTE SALATE PER CHI FRENA LA DIGITALIZZAZIONE

Tra le norme inserite, c’è anche una disposizione che infligge multe da 10 mila a 100 mila euro a chi “frena” i progetti della transizione digitale della Pubblica amministrazione. Quelli, per intendersi, legati all’Agenda digitale italiana ed europea. Al Codice dell’amministrazione digitale, viene inserito un nuovo articolo, il 18-bis. E cosa dice questo articolo? Assegna all’Agid, l’Agenzia per l’Italia digitale, poteri di vigilanza, verifica, controllo e monitoraggio sulla digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Nell’ambito di questa sua attività di vigilanza, l’Agid può chiedere documenti alle amministrazioni o ogni altra informazione strumentale a questo compito. Se dagli elementi che raccoglie, ritiene che sia stata commessa una violazione delle disposizioni per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, contesta la violazione al trasgressore. Quest’ultimo, a seconda della gravità di quanto contestato, avrà un termine per difendersi. Per i “trasgressori” ci sarà anche una sorta di “gogna”. Le violazioni saranno infatti pubblicate sul sito internet dell’Agid.

IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Le violazioni, spiega il nuovo articolo 18-bis del Codice digitale, varranno ai fini della misurazione della performance individuale dei dirigenti responsabili e comporteranno responsabilità dirigenziale e disciplinare. Questo significa che al dirigente potrebbe non essere rinnovato l’incarico, potrebbe essere anche rimosso dall’incarico e la sua retribuzione di risultato decurtata. La norma prevede anche che per chi non fornisce i dati richiesti dall’Agid, o fornisce dati non veritieri, e non si conformi alle richieste dell’Agenzia, possa essere comminata una sanzione amministrativa pecuniaria tra 10 mila e 100 mila euro. La sanzione sarebbe irrogata direttamente all’amministrazione (ministero, Comune, Provincia, Regione o altro ente). Se l’amministrazione, poi, continua ad essere inadempiente, scatterebbero i poteri sostitutivi del Presidente del Consiglio o di un ministro delegato, che potrebbero nominare un commissario ad acta per mandare avanti le pratiche bloccate.

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