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Più vicino lo stop al lavoro da remoto nella Pubblica amministrazione

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Da irrinunciabile scialuppa di salvataggio a pericoloso zavorra. Lo smart working nella Pubblica amministrazione adesso ha davvero le ore contate. Il ministero sembra deciso a scaricare definitivamente il lavoro agile: in un’intervista rilasciata ad Antenna Sud il numero uno della Funzione pubblica Renato Brunetta ha annunciato che a fine settembre ci sarà il ritorno in presenza di tutta la Pubblica amministrazione per accompagnare il boom economico in atto. L’operazione di smantellamento dello smart working a dire il vero era iniziata già prima dell’estate, con l’eliminazione della regola che voleva che il 50% degli statali smartabili lavorasse da remoto. La sfida ora sarà quella di non mandare dispersa l’esperienza dello smart working nel settore pubblico, che in pandemia ha permesso alla macchina di non fermarsi e ha riportato al centro la necessità di digitalizzare un sistema non ancora al passo con i tempi.

Addio smart working

Il ministro Renato Brunetta è convinto che con lo smart working pubblico in panchina il prodotto interno lordo quest’anno crescerà più agevolmente. Addirittura, potrebbe aumentare più del previsto con gli uffici pubblici di nuovo pieni, ha lasciato intendere il ministro. E ci sono settori, gravemente colpiti dalla pandemia e ancora in affanno, come quello della ristorazione collettiva, che potrebbero ripartire prima grazie al ritorno degli statali al lavoro in presenza. L’importante a questo punto è che non passi il messaggio che i dipendenti pubblici che nell’ultimo anno e mezzo hanno lavorato da remoto si siano dati al “divanismo”. Oltre la metà dei lavoratori pubblici che hanno operato in smart working durante la pandemia ha raggiunto gli obbiettivi, ricordano i dati dell’Osservatorio sull’innovazione digitale della School of management del Politecnico di Milano.

I Pola

Già ora il lavoro in presenza è considerato come la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa. La quota minima di dipendenti pubblici che possono avvalersi dello smart working è stata ridotta al 15%. Spetta dunque alle singole amministrazione, attraverso i piani organizzativi del lavoro agile, individuare le attività smartabili e stabilire quanti lavoratori possono lavorare da remoto senza che ciò crei disservizi. Alcune, le più grandi, lo hanno già fatto, altre devono ancora mettersi in regola. Considerata però la posizione del ministero, a favore di un ritorno in massa al lavoro in presenza, a patto ovviamente che i numeri del Covid (contagi e vaccinati) lo permettano, i dirigenti che devono redigere i futuri Pola potrebbero non lasciare molto spazio allo smart working.

Le regole attuali

Fino alla definizione della disciplina del lavoro agile nei contratti collettivi del pubblico impiego, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, le amministrazioni pubbliche possono ricorrere alle modalità semplificate relative al lavoro agile, che non comportano l’obbligo di sottoscrivere accordi individuali con i lavoratori. Deve essere garantita però la regolarità, la continuità e l’efficienza dei servizi rivolti a cittadini e imprese. Il tema del ritorno al lavoro in presenza s’intreccia con quello del green pass. Per gli statali in front office potrebbe essere introdotto l’obbligo del certificato verde, come per la scuola. Un nodo, quest’ultimo, che andrà sciolto nei primi giorni di settembre.

7 Comments

  1. Per vederli di nuovo pieni dovrebbero permettere le assunzioni e dove fin ora sono stati usati per mantenere vivi i servizi agli utenti , inserire in organico i tirocinanti e i vari precari che si trovano nelle strutture pubbliche. Iniziando dagli enti locali.

  2. Si uffici di nuovo pieni con la variante Delta che in autunno farà strage, uffici pieni liberi di contagiarsi specie a contatto con il pubblico.
    Se poi qualcuno della P.a. si contagia e finisce in ospedale, poi lo Stato pagherà i danni vero? Sempre il solito che é contro i dipendenti pubblici.
    Spero ,che come é caduto il governo Conte, cada pure questo governo incapace

  3. Se gli statali tornano al lavoro, ci saranno più incidenti di auto, così almeno riprenderà pure l’economia dei carrozzieri che ancora stenta a riprendersi!
    … Se a voi sembra un discorso plausibile…

  4. Non è valso a nulla farsi il mazzo lavorando 10 ore e più al giorno, sacrificando anche parte dei sabati e le domeniche raddoppiando la produttività in termini di pratiche evase, rimettendoci pure con l’ approntamento a spese proprie delle attrezzature informatiche per convincere questo signore quanto sia conveniente il ricorso al lavoro agile da parte della PA. Il suo è un semplice pregiudizio ideologico.
    Ma poi pure la giustificazione che con il ritorno full time in presenza degli statali i bar, i ristoratori e i venditori di abbigliamento aumenterebbero i ricavi lascia a desiderare. Vogliamo provare a elencare i benefici che si ottengono con lo smart working per la collettività? Non finiremmo più

  5. in Smart siamo stati sottoposti a un pressing senza precedenti malgrado la mancata erogazione dei buoni pasto…le amministrazioni hanno risparmiato migliaia di euro…sulla nostra esperienza….

  6. …..ma cosa vi aspettavate da uno che odia e disprezza gli statali da sempre, che ci ha chiamati “fannulloni” che già per il lavoro agile lo aveva definito” una villeggiatura” …..Ma il piano del governo stesso era evidente altrimenti non avrebbe messo su quella poltrona il nostro nemico …..Attenderemo fiduciosi sulla riva del fiume …..

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