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Stipendi in base al merito, accettiamo la sfida. Ma il governo faccia la sua parte sugli organici

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Ho sempre pensato che il segreto del viaggiare non sia domandarsi se la strada imboccata sia la più comoda o quella più breve, ma sapere se la strada che hai scelto sia o no quella giusta. Ecco perché dopo aver letto la circolare mandata a tutte le amministrazioni dal ministro Paolo Zangrillo, affinché gli obiettivi al personale siano assegnati “non oltre il mese di febbraio”, in modo che “la valutazione della performance individuale” diventi “una attività concreta e non un mero esercizio burocratico”, ho deciso di esprimere ufficialmente l’apprezzamento mio e della Confsal – Unsa.

Mi è, o meglio ci è molto chiaro che la circolare del ministro non è una semplice disposizione organizzativa, perché quando dispone che gli obiettivi devono essere “chiari, concreti, misurabili e assegnati tempestivamente”, “finalizzati all’incremento dell’efficienza e dell’efficacia del lavoro pubblico”, nonché “aderenti alla specificità dei destinatari e alle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa”, aggiungendo che “la tempestività nella loro è il presupposto necessario affinché il personale abbia modo e tempo di predisporre gli strumenti organizzativi che ritiene necessari per il loro conseguimento”, il ministro ha chiaro in mente che la realizzazione degli obiettivi stessi è strettamente connessa alla corresponsione degli istituti retributivi, ed è su questa posta, quella del salario accessorio che vuole giocarsi la partita dei futuri aumenti contrattuali.

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Il Ministro ha detto chiaramente, in ogni occasione, che vuole a tutti i costi introdurre nella Pubblica amministrazione la cultura del merito, per questo sostiene che gli aumenti contrattuali non devono essere distribuiti a pioggia ma andare soprattutto a chi ottiene risultati. Obiettivo facilmente condivisibile a parole, ma nella realtà non proprio popolare fra platee vaste e indistinte. Non è un caso, infatti, se tutte le svolte meritocratiche che i precedenti ministri hanno annunciato, alla fine si siano risolte in un nulla di fatto, con l’asticella degli obiettivi fissata ad un’altezza così ridotta che alla fine l’hanno raggiunta la stragrande maggioranza se non la totalità dei dipendenti pubblici.

Del resto, se non nelle parole certamente nei fatti, anche la maggioranza delle forze sindacali non ha mai sostenuto veramente la linea del merito, perché alla fine le deleghe contano ed è sempre meglio raccoglierne quante più possibile, quindi meglio todos caballeros e distribuire poco ma a tutti. Noi però non la pensiamo così e siamo disposti anche a scontentare qualcuno. Al merito ci crediamo perché siamo consapevoli che tutti noi pubblici dipendenti lavoriamo non per uno Stato indistinto ma per i cittadini a cui dobbiamo garantire dei servizi che devono essere i più efficienti e rapidi possibili. Quindi, sì, l’efficienza e la qualità professionali meritano di essere premiate. Prendiamo sul serio la mossa del ministro e siamo pronti a confrontarci su questi temi al tavolo negoziale.

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Siamo convinti, infatti, che gli obiettivi debbano essere fissati con grande celerità, perché finora si è andati avanti attribuendo le competenze accessorie, quelle legate alle performance dei lavoratori, a risultati generici che venivano poi individuati con mesi, se non con anni, di ritardo, ottenendo così un duplice risultato negativo: rendere estremamente difficile individuare in sede contrattuale i criteri di assegnazione dei compensi e generare a vuoto conflittualità fra i dipendenti. Il ministro chiede ora che gli obiettivi vengano individuati tempestivamente, addirittura prima della fine del mese? Bene, ci stiamo, accettiamo la sfida. Che però non si esaurisce qui. Perché se con questa circolare il ministro ha già calato la sua carta sul tavolo del rinnovo contrattuale (i soldi vadano solo a chi raggiunge davvero gli obiettivi), noi siamo pronti a calare la nostra: questo confronto va strettamente collegato alla questione degli organici. Ormai in media in ogni ufficio manca un quarto del personale, in una situazione del genere, dunque, chiedere ai lavoratori efficienza e disponibilità senza integrare gli organici da troppo tempo inadeguati significa solo chiedere loro di lavorare il doppio e non c’è salario accessorio che possa ripagare una richiesta del genere.

Per concludere, quindi. Caro Ministro, noi la prendiamo sul serio, accettiamo la sfida e il confronto, però sappia che per noi efficienza e ricostituzione degli organici non sono questioni a sé stanti, ma due facce della stessa medaglia, per dirla con il vecchio broccardo: “Simul stabunt, simul cadent”.

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