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Nuovi contratti e straordinari detassati, il 2025 degli statali

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Ogni fine anno è sempre l’occasione per compiere un bilancio dell’attività svolta nei dodici mesi precedenti, e da questo punto di vista noi di Consal-UNSA possiamo dire che il saldo dell’anno che si sta chiudendo è largamente positivo. In primo luogo, perché proprio nelle prime settimane del 2025 abbiamo firmato un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, quello delle Funzioni Centrali dello Stato, in qualche modo storico. Non uso il termine in maniera superficiale, perché si tratta di un evento memorabile, non solo perché l’intesa che lo ha reso possibile è stata chiusa alla fine del 2024, quindi prima che scadesse il periodo di vigenza del contratto stesso (2022-2024), consuetudine di cui ci eravamo praticamente scordati, abituati come eravamo ai rinvii infiniti, ma soprattutto perché si tratta di un CCNL di svolta dal punto di vista economico e normativo, con novità importanti per i dipendenti statali dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici, cioè per circa 195 mila lavoratrici e lavoratori.

Cominciamo dagli aspetti economici: il contratto prevede incrementi dello stipendio medio mensile (lordo) con un impatto medio di circa 165 euro mensili lordi su 13 mensilità e arretrati legati agli anni precedenti, il che lo colloca ai primi posti per valore complessivo fra i contratti degli ultimi anni, non solo nel pubblico ma anche nel settore privato. E non è finita qui, perché tra i benefici economici ci sono anche l’aggiornamento delle retribuzioni tabellari e dei fondi per il trattamento accessorio, oltre all’introduzione di nuovi criteri per riconoscimenti economici e indennità, come i buoni pasto riconosciuti anche nei giorni di lavoro agile.

Non meno importante è però anche il rafforzamento delle misure di classificazione del personale, con particolare attenzione agli incarichi di posizione organizzativa e professionale, che valorizzano l’esperienza e le competenze acquisite nel tempo, superando il vincolo che la crescita professionale possa progredire solo attraverso concorsi e in base ai titoli di studio. E sono assolutamente innovative anche altre parti dell’assetto normativo introdotte con questo contratto: una sistematizzazione del lavoro agile e la possibilità di sperimentare la settimana lavorativa compressa in quattro giorni, con l’obiettivo di migliorare l’equilibrio tra vita lavorativa e privata. Ma, del pacchetto, fanno parte anche il rafforzamento del sistema delle relazioni sindacali, che favorisce un maggiore dialogo tra amministrazioni e organizzazioni sindacali, e l’introduzione di strumenti per una contrattazione integrativa più efficace. Da non dimenticare, infine, l’inclusione di iniziative volte a promuovere interazioni positive tra lavoratori più esperti e più giovani (come il mentoring e il trasferimento di competenze), a supporto della gestione delle risorse umane nel lungo periodo.

Come mi è capitato più volte di ricordare su queste colonne l’aspetto forse più innovativo dell’intesa raggiunta con la controparte è che, per la prima volta, le risorse per i rinnovi contrattuali successivi siano già state stanziate nel quadro della legge di bilancio. Questi fondi, destinati a garantire l’erogazione tempestiva degli aumenti e la continuità contrattuale, rappresentano il vero punto di svolta rispetto al passato, quando spesso i contratti venivano rinnovati con anni di ritardo e senza una copertura finanziaria definita in partenza.

La legge di bilancio 2025, infatti, ha messo a disposizione risorse per l’intero ciclo contrattuale 2025-2027 e previsto l’ammontare delle risorse finanziarie anche per il triennio successivo, assicurando una base finanziaria solida per le trattative future e consentendo di pianificare i rinnovi con maggior certezza. Abbiamo ottenuto, insomma, una garanzia assoluta per evitare vuoti contrattuali e migliorare le condizioni di lavoro e di retribuzione del personale pubblico.

Anche la legge di bilancio 2026, il cui percorso si avvia alla conclusione in Parlamento, prevede significativi passi avanti per il lavoro pubblico, come la detassazione del trattamento accessorio che fa cadere una odiosa discriminazione tra lavoratori privati e pubblici, introducendo anche per questi ultimi un regime fiscale agevolato (attraverso un’imposta sostitutiva) per il trattamento economico accessorio, con l’obiettivo di rendere più conveniente la questa parte della retribuzione e quindi aumentare il potere d’acquisto in busta paga.

Sempre la nuova legge di bilancio ha previsto risorse finanziarie specifiche per il trattamento accessorio del personale di alcune amministrazioni pubbliche, rafforzando così la disponibilità di fondi per premi, indennità e istituti economici collegati alla contrattazione, oltre che un importo aggiuntivo di circa 2 miliardi di euro per favorire il rinnovo dei principali contratti collettivi nazionali (pubblico e privato), comprese le retribuzioni del personale statale, insegnanti, sanitari e altri comparti del pubblico impiego. Queste risorse servono a finanziare gli aumenti salariali e gli adeguamenti contrattuali, contribuendo a contrastare l’inflazione e a valorizzare il lavoro pubblico. Tutti obiettivi che sono stati raggiunti attraverso una battaglia sindacale compiuta con determinazione, ma anche con saggezza e consapevolezza del quadro complessivo di compatibilità.

Il bilancio di fine anno, come dicevo all’inizio, è quindi largamente positivo, il che però non ci fa dimenticare le ombre, che pure ci sono state, e che contrastano le tante luci di cui abbiamo parlato. Penso, per esempio, alle finestre sempre più lunghe per la pensione anticipata, i requisiti sempre più rigidi e gli strumenti di flessibilità ridotti al minimo. Un indirizzo complessivo che accumuna il destino dei lavoratori, sia pubblici sia privati, e che si concretizza in un messaggio punitivo: dovete lavorare di più, più a lungo, con meno certezze.

Nel caso dei dipendenti pubblici, però, si aggiunge una discriminazione odiosa contro cui ci battiamo da anni e continueremo a farlo anche in prossimamente, ossia i ritardi inaccettabili nel pagamento del trattamento di fine rapporto. E qui apriamo un nuovo capitolo, quello dei propositi per il prossimo anno.

Per il 2026, infatti, noi di Consal-UNSA siamo determinati a continuare sulla via già tracciata in questi mesi, che pone al primo posto la stipula del contratto 2025-2027, che confidiamo di poter raggiungere già nel prossimo semestre. È un obiettivo realistico che ci fa intravedere addirittura che la prossima intesa per il triennio successivo possa arrivare prima dell’inizio del periodo di vigenza, o comunque in contemporanea. Ma, come ho detto, nel 2026 sarà centrale nella nostra attività la battaglia per la fine dello scandalo TFS.

I dipendenti pubblici continuano a subire una grave e ingiustificata discriminazione rispetto ai lavoratori del settore privato a causa di questi ritardi. A fronte della cessazione dal servizio, il personale pubblico deve spesso attendere anni prima di ricevere somme che rappresentano salario differito, maturato nel corso di tutta la vita lavorativa.

Questa situazione determina una palese disparità di trattamento, poiché nel settore privato il TFR viene liquidato entro tre mesi, mentre i lunghi rinvii, spesso accompagnati dalla rateizzazione forzata degli importi, incidono pesantemente sulle condizioni economiche dei lavoratori pubblici appena pensionati, e questo proprio nel momento di loro maggiore fragilità.

Nonostante ben due sentenze della Corte Costituzionale (entrambe originate da nostri ricorsi), il sistema resta ancora oggi immutato, scaricando sui dipendenti pubblici gli effetti di vincoli finanziari che non possono giustificare la compressione di un diritto retributivo pieno. Il superamento di questa anomalia resta quindi una questione di equità, di giustizia sociale e di rispetto del lavoro pubblico, che noi di Confsal-UNSA intendiamo porre in primo piano. È questo l’impegno che prendiamo di fronte a tutti i lavoratori del pubblico impiego, a cui va anche il nostro (ed il mio personale) augurio di un felice e prospero 2026.

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