PA Magazine

/

Statali, stretta sulle funzioni centrali. Senza accordo il contratto slitta

6 minuti di lettura
Renato Brunetta

Per il rinnovo del contratto delle Funzioni centrali la prossima sarà una settimana cruciale. Lunedì 13 e martedì 14 dicembre sono previsti due incontri tra l’Aran e i sindacati. Si tratta della ventitreesima e della ventiquattresima convocazione da quando il negoziato è stato avviato. Il presidente dell’Aran, nella due giorni di trattativa della prossima settimana ha deciso di “verificare” se ci sono le condizioni per chiudere il contratto delle Funzioni centrali. Durante l’ultimo incontro, l’Aran ha fatto sapere di non avere più margini di trattativa. Cosa succederà se l’intesa non dovesse essere trovata? Il contratto delle funzioni centrali slitterebbe, finirebbe in coda ai contratti degli altri comparti: Enti locali e Sanità.

LO STATO DELLA TRATTATIVA

Nelle bozze di contratto sono stati messi diversi punti fermi. Soprattutto per quanto riguarda la parte economica. L’aumento tabellare medio sarà del 4,15 per cento. Nei ministeri, nelle agenzie fiscali e negli enti pubblici non economici come l’Inps e l’Inail, l’aumento oscillerà da poco meno di 60 euro per la prima area a poco più di 114 euro per la terza area. Siccome il contratto ricomprende il periodo che va dal primo gennaio del 2019 al 31 dicembre di quest’anno, con la prima busta paga utile dopo il rinnovo del contratto (e dopo che lo stesso avrà fatto il “giro” di tutti i visti), arriveranno nelle buste paga anche gli arretrati praticamente di tutto il triennio.

In arrivo aumenti da 60 a 114 euro per i dipendenti pubblici

IL NUOVO ORDINAMENTO PROFESSIONALE

Una delle principali novità del contratto riguarda il nuovo ordinamento professionale. La riforma è stata finanziata dal governo con lo sblocco di 200 milioni di euro nella manovra di bilancio. Diverse le novità. La prima è l’introduzione dei cosiddetti “differenziali stipendiali”. Si tratta di progressioni orizzontali all’interno della stessa area di appartenenza. Progressioni economiche fisse che saranno in parte (per il 40 per cento) legate alla valutazione individuale, in parte (fino al 40 per cento) all’anzianità di servizio, mentre la parte restante dei requisiti sarà lasciata alla contrattazione integrativa. Gli importi di questi “scatti” sono stati ritoccati verso l’alto: per la terza area la progressione sarà di 2.200 euro lordi l’anno; per la seconda area di 1.200 e per la terza area di 800 euro. Le aree, in base al nuovo ordinamento professionale, diventeranno quattro: la prima (che sarà ribattezzata degli operatori), la seconda (definita degli assistenti), la terza (dei funzionari) e la nuova quarta area, quella delle elevate professionalità.

smart working I-stock
Smart working Istock Photo

I PASSAGGI TRA LE AREE

In sede di prima applicazione del nuovo ordinamento professionale, sarà possibile effettuare dei passaggi di area in “deroga” ai titoli di studio richiesti, ma tenendo conto dell’esperienza maturata all’interno dell’area di appartenenza. Così, un dipendente della prima area con almeno 8 anni di servizio, potrà essere promosso alla seconda area senza la necessità dei diploma di scuola superiore; un dipendente della seconda area con almeno 10 anni di esperienza, potrà passare a funzionario di terza area senza dover necessariamente possedere il titolo di laurea. Nascerà invece vuota la quarta area, che secondo le intenzioni del governo dovrebbe via via accogliere il personale specializzato assunto per implementare il Recovery plan.

IL LAVORO AGILE

Un altro punto caratterizzante del nuovo contratto, è la regolamentazione del lavoro agile. Il documento presentato dall’Aran introduce due tipologie diverse di smart working: il lavoro agile vero e proprio per obiettivi e il lavoro da remoto, più simile al telelavoro. Nel primo caso il dipendente non ha vincoli di orario, ma può organizzare la sua giornata lavorativa come meglio crede. Salvo però, alcuni paletti. Il primo è il diritto alla disconnessione di 11 ore consecutive, che dovranno comprendere anche il riposo notturno. Il secondo è che l’orario complessivo di lavoro non potrà superare quello medio giornaliero. In pratica non si potrà lavorare per più di 9,6 ore al giorno. Le amministrazioni potranno dividere la giornata lavorativa in fasce orarie (operatività, contattabilità e disconnessione), ma non sarà un obbligo. Lo smart working propriamente detto non darà diritto a buoni pasto e straordinari. Per quanto riguarda invece il lavoro da remoto, il dipendente dovrà assicurare fuori dall’ufficio lo stesso orario di lavoro che avrebbe svolto in sede. In questo caso, spiega il contratto, restano tutte le voci accessorie: dagli straordinari ai buoni pasto.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da