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Tfs sotto sequestro: arriva l’ultimatum della Consulta

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Ultimatum della Consulta al Parlamento: entro il 14 gennaio 2027 dovrà essere adottata una riforma strutturale che pianifichi la completa eliminazione di ogni meccanismo dilatorio nel pagamento del Tfs/Tfr ai dipendenti pubblici. Nel pubblico il Tfs è ostaggio di un meccanismo che ne ritarda l’erogazione dai tempi della crisi di Lehman Brothers. La Consulta già in due occasioni aveva definito la misura introdotta dal governo Monti in contrasto con i principi della Carta. Ora, però, i giudici alzano la voce.

La svolta

Dopo essere stata nuovamente investita della questione di legittimità costituzionale delle disposizioni che prevedono la corresponsione differita e rateizzata dei trattamenti di fine servizio diretti ai dipendenti pubblici cessati dall’impiego per raggiunti limiti di età o di servizio, la Corte Costituzionale, con l’ordinanza numero 25, depositata oggi, ha rilevato che, nonostante i moniti espressi con le sentenze numero 159 del 2019 e numero 130 del 2023, sollecitate dai ricorsi della Confsal-UNSA, non è stato ancora avviato «in modo sostanziale» quel processo di graduale, ma completa, eliminazione dei termini per il riconoscimento delle spettanze oggetto delle pronunce. Così Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-UNSA: «Qualcosa di decisivo si è finalmente verificato sul fronte del Tfs/Tfr dei dipendenti pubblici. La Corte Costituzionale, con l’ordinanza numero 25 depositata oggi, ha ribadito con assoluta chiarezza che il sistema vigente di corresponsione differita e rateizzata del Trattamento di fine servizio è in aperto contrasto con l’articolo 36 della Costituzione. Un risultato che non è caduto dal cielo: è il frutto diretto delle battaglie legali della Confsal-UNSA, che ha sostenuto i propri iscritti attraverso i ricorsi giudiziari che hanno già prodotto le sentenze n. 159/2019 e n. 130/2023 della stessa Consulta».

La decisione

Hanno portata circoscritta, secondo i giudici, le misure tampone messe in campo finora, come l’ampliamento della platea degli aventi diritto che, per la loro condizione di fragilità, possono percepire l’intero trattamento nel termine di tre mesi dalla cessazione dal servizio, senza ulteriore dilazione. Stesso discorso, avvisa la Consulta, per la riduzione di tre mesi, con decorrenza da gennaio prossimo, del termine per la liquidazione del Tfs. La Corte, tuttavia, ha considerato ancora una volta che una caducazione delle disposizioni censurate comporterebbe l’espunzione contestuale e retroattiva di ogni dilazione e, di conseguenza, l’immediata esigibilità dei trattamenti, che si tradurrebbe quantomeno in un temporaneo, ma significativo, impatto sulle finanze pubbliche in termini di fabbisogno di cassa. Pertanto, al fine di consentire al legislatore di intervenire con un’appropriata disciplina, pur anche nel segno della gradualità, la Corte ha deciso di rinviare la trattazione delle questioni di legittimità costituzionale all’udienza del 14 gennaio 2027, all’esito della quale potrà essere valutata l’eventuale sopravvenienza di un intervento riformatore che pianifichi l’eliminazione dei meccanismi dilatori ora in vigore. «L’estensione del pagamento in tre mesi per le categorie fragili e la riduzione una tantum di tre mesi dal 1° gennaio 2027 sono riforme del tutto insufficienti e non sanano la lesione dei diritti dei lavoratori. Ci batteremo affinché il legislatore non sprechi questo ennesimo, e forse ultimo, monito della Corte Costituzionale», ha aggiunto Massimo Battaglia.

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