Ci sono contratti che chiudono una stagione. E ce ne sono altri che ne aprono una nuova.
L’ipotesi di rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro delle Funzioni centrali per il triennio 2025-2027 appartiene, senza dubbio, alla seconda categoria. Non è soltanto un accordo che riconosce incrementi economici e introduce nuovi istituti normativi. È il segnale che la contrattazione pubblica può tornare a essere uno strumento moderno, capace di accompagnare i cambiamenti del Paese invece di inseguirli.
È questo, probabilmente, il risultato di cui dobbiamo essere più orgogliosi.
Per la prima volta il contratto arriva quando è ancora pienamente vigente. Può sembrare un aspetto tecnico, ma non lo è affatto. Significa rispetto per il lavoro delle persone. Significa dare certezze alle famiglie. Significa consentire ai lavoratori di affrontare una fase economica ancora complessa con strumenti concreti, senza dover attendere anni prima di vedere riconosciuti diritti già maturati.
Per troppo tempo il pubblico impiego è stato raccontato attraverso stereotipi, emergenze e polemiche. Noi continuiamo invece a sostenere una verità semplice: senza una Pubblica amministrazione efficiente, competente e motivata non esiste crescita economica, non esistono investimenti, non esistono servizi di qualità, non esiste uno Stato capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle imprese.
Il lavoro pubblico non è un costo da comprimere.
È un investimento strategico per il Paese.
Dietro ogni pratica amministrativa conclusa nei tempi, ogni pensione liquidata, ogni impresa che ottiene un’autorizzazione, ogni controllo fiscale, ogni tutela dei beni culturali, ogni presidio della legalità, ci sono donne e uomini che mettono ogni giorno competenza, responsabilità e dedizione al servizio della collettività.
È a loro che questo contratto restituisce un riconoscimento atteso.
Naturalmente il primo elemento riguarda gli aspetti economici.
Gli aumenti retributivi consentono un recupero significativo dell’inflazione e saranno destinati per circa il 95 per cento al trattamento tabellare, rafforzando così la retribuzione fondamentale e tutti gli istituti collegati. A regime gli incrementi raggiungeranno 221 euro mensili per le Elevate Professionalità, circa 162 euro per i funzionari, oltre 133 euro per gli assistenti e oltre 126 euro per gli operatori.
In una stagione segnata dall’aumento del costo della vita, non si tratta semplicemente di cifre. Si tratta di restituire potere d’acquisto e di riaffermare un principio fondamentale: il lavoro nella Pubblica amministrazione deve essere giustamente valorizzato.
Ma un contratto non vive soltanto di numeri.
Confsal-UNSA ha lavorato affinché questo rinnovo fosse anche un contratto capace di guardare avanti.
Abbiamo rafforzato le relazioni sindacali, nella convinzione che una Pubblica amministrazione moderna non possa essere governata senza il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori.
Abbiamo introdotto, per la prima volta nel settore pubblico, una disciplina dedicata all’uso dell’intelligenza artificiale. Non per rincorrere una moda, ma per affermare un principio preciso: l’innovazione deve essere governata e orientata. L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per rendere più efficienti i processi amministrativi, liberare tempo dalle attività ripetitive e migliorare i servizi ai cittadini. Ma dovrà sempre essere la persona a mantenere la responsabilità delle decisioni, la capacità di valutazione e il controllo sull’attività amministrativa.
La tecnologia deve valorizzare il lavoro umano, non sostituirlo.
Abbiamo introdotto una pausa destinata al recupero psicofisico, migliorato la disciplina delle ferie, eliminato la disparità che penalizzava i neoassunti e riconosciuto finalmente ai lavoratori turnisti, durante le ferie, il corretto trattamento economico secondo i principi affermati dalla giurisprudenza europea e nazionale.
Sono norme diverse, ma raccontano tutte la stessa idea di lavoro pubblico: una Pubblica amministrazione che pretende professionalità elevate deve, allo stesso tempo, garantire rispetto, equilibrio organizzativo e qualità delle condizioni di lavoro.
È questa la cultura che, come Confsal-UNSA, abbiamo portato al tavolo della trattativa.
Naturalmente sappiamo bene che la firma dell’ipotesi di contratto non conclude il nostro lavoro.
Anzi.
Da oggi comincia una fase altrettanto importante.
Nei prossimi giorni completeremo l’iter che porta alla sottoscrizione definitiva e, successivamente, lavoreremo per la piena applicazione del contratto in tutte le amministrazioni. È un passaggio delicato, perché ogni contratto produce i propri effetti reali soltanto quando le norme vengono interpretate correttamente e tradotte nella pratica quotidiana degli uffici.
Anche in questa fase Confsal-UNSA farà quello che ha sempre fatto: assistere i lavoratori, vigilare sull’applicazione dell’accordo, sostenere la contrattazione integrativa e intervenire ogni volta che sarà necessario tutelare i diritti conquistati.
Il sindacato non esaurisce il proprio compito con una firma.
Lo rinnova. E sarà così anche dopo la pausa estiva. A settembre riprenderà il confronto con il Governo sulla prossima legge di bilancio e su tutti i provvedimenti relativi al futuro del pubblico impiego. Ci presenteremo a quell’appuntamento con la forza di un contratto appena raggiunto ma anche con la determinazione di chi sa che restano ancora questioni fondamentali da risolvere.
Una riguarda il trattamento di fine servizio.
Continueremo a chiedere, con ancora maggiore convinzione, che venga finalmente eliminata l’ingiustificata differenza tra lavoratori pubblici e privati nei tempi di corresponsione delle somme spettanti alla cessazione del rapporto di lavoro.
Non è accettabile che chi ha dedicato una vita al servizio dello Stato debba attendere anni per ricevere risorse che sono già sue.
Il TFS deve essere pienamente equiparato al TFR, nei tempi e nelle modalità di pagamento. È una battaglia di civiltà giuridica prima ancora che sindacale.
Allo stesso modo, continueremo a sostenere con forza l’accesso pieno dei dipendenti pubblici alle misure previste dal Piano Casa.
L’accesso all’abitazione rappresenta oggi una delle principali emergenze sociali del Paese. Riguarda i giovani, le famiglie, i lavoratori che vivono nelle grandi città, dove il costo degli immobili e degli affitti rende sempre più difficile costruire un progetto di vita. Anche i dipendenti pubblici devono poter beneficiare appieno degli strumenti che lo Stato mette in campo per affrontare questa emergenza. Sarebbe paradossale il contrario.
Queste sono le sfide che ci attendono.
Ma prima di affrontarle è giusto concedersi qualche giorno di riposo. A tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori delle Funzioni centrali, alle loro famiglie e ai tanti dirigenti sindacali che in questi mesi hanno contribuito con competenza e passione a questo importante risultato, desidero rivolgere il mio più sincero augurio di buone ferie. Riposatevi con la serenità di sapere che qualcosa è cambiato. Che questo contratto rappresenta un passo avanti concreto. Che il vostro lavoro è stato finalmente riconosciuto con maggiore dignità.
Noi, nel frattempo, continueremo a preparare il lavoro per l’autunno. Perché il sindacato non misura il proprio valore dal numero di comunicati stampa o di dichiarazioni rilasciate. Lo misura dalla capacità di ottenere risultati, di difendere i diritti, di anticipare i cambiamenti e di costruire, giorno dopo giorno, una Pubblica amministrazione più giusta, più moderna e più forte.
È questa la missione che Confsal-UNSA si è data.
Ed è con questo spirito che ci ritroveremo a settembre, pronti ad affrontare insieme le prossime sfide.
Buone ferie a tutti.
