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Statali morosi, niente pignoramento dello stipendio per chi aderisce alla rottamazione 5

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Statali morosi: dal primo gennaio scatta la trattenuta in busta paga. Ma chi aderirà alla rottamazione quinquies non subirà alcuna decurtazione. La nuova sanatoria offre uno scudo ai 180mila dipendenti pubblici che, stando alle stime del Tesoro, hanno debiti con il Fisco tali da giustificare il prelievo forzoso di una parte del loro stipendio nel 2026. La domanda per aderire alla nuova definizione agevolata delle cartelle – l’istanza va trasmessa entro il 30 aprile 2026 e una volta accolta consente di rimborsare il dovuto senza sanzioni in 54 rate bimestrali – dà diritto a chi la inoltra a dei benefici immediati: una volta presentata l’istanza non potranno essere avviate infatti nuove procedure esecutive (fermi, ipoteche, pignoramenti), mentre le procedure in essere verranno sospese, a meno che non sia già avvenuta l’aggiudicazione (l‘aggiudicazione è l’atto finale di un processo di pignoramento in cui un bene sia mobile che immobile viene venduto a terzi e il ricavato viene utilizzato per saldare il debito).

Per 30mila statali un taglio dello stipendio di 500 euro

La nuova edizione della pace fiscale, che prevede la possibilità, per cittadini e imprese con debiti fiscali e in difficoltà economica, che hanno presentato la dichiarazione dei redditi, di regolarizzare vecchie cartelle esattoriali, arriva all’alba dell’entrata in vigore del meccanismo, introdotto dalla legge di Bilancio 2025, che permetterà al Fisco di pignorare in tempi più rapidi gli stipendi degli statali che guadagnano almeno 2.500 euro al mese e che non sono in regola con i pagamenti verso l’Erario per somme oltre i 5mila euro. Ogni volta che un’amministrazione pubblica erogherà uno stipendio, una pensione o un’indennità dovrà verificare preventivamente l’eventuale presenza di un debito fiscale da parte del lavoratore nei confronti del Fisco. Se i controlli daranno esito positivo allora verrà allertato l’agente della riscossione e scatterà subito il prelievo in busta paga. Secondo il Mef circa 180 mila dipendenti pubblici rischiano il taglio della retribuzione a gennaio. Di questi circa 30.000 incassano mediamente 3.500 euro al mese: nel loro caso la trattenuta sarà di 500 euro al mese. Per gli stipendi pari a 2.500 euro mensile il prelievo sarà di 360 euro circa. Chi guadagna tra 4 e 5mila euro dovrà rinunciare a circa 600 euro. Il meccanismo introdotto dal governo non risparmia nemmeno le tredicesime: queste ultime subiranno un taglio del 10% in caso di debiti con il Fisco superiori a 5mila euro. Il Tesoro conta di recuperare in questo modo 36 milioni di euro già nel 2026.

La regole dalla nuova sanatoria (che non piace a Bankitalia)

Oggi l’arretrato fiscale supera i mille miliardi di euro. Le cartelle esattoriali coinvolte dalla nuova rottamazione – bocciata da Bankitalia e Corte dei Conti – sono quelle relative al periodo che va dal 1 gennaio del 2000 al 31 dicembre del 2023 (comprese quelle per multe, Imu e Tari). Dalla definizione agevolata sono esclusi i contribuenti che non hanno mai presentato la dichiarazione dei redditi, oltre a quelli che hanno aderito alla rottamazione quater. La prima rata si pagherà il 31 luglio 2026. Dopo due rate non pagate si decade dalla definzione agevolata. Gli interessi, infine, incideranno il doppio rispetto al passato. Il tasso abituale dell’Agenzia delle Entrate ora è al 4%, mentre fino alla rottamazione quater era al 2%.

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