«Il governo, sul Tfs, ha cercato di rifilare una patacca ai dipendenti pubblici», così ha scritto il segretario generale di Confsal-UNSA, Massimo Battaglia, su PaMagazine, nei giorni scorsi, in un editoriale dedicato alla legge di Bilancio. La manovra prevede un anticipo di tre mesi nel pagamento della prima rata del Trattamento di fine servizio, che oggi viene corrisposta agli statali dopo un anno di attesa. La prima erogazione, così stabilisce la legge di Bilancio, dovrà avvenire, a partire dal 2027, dopo 9 mesi dall’uscita dal lavoro del dipendente. Considerato però che l’età pensionabile verrà incrementata di 3 mesi nel 2028, di fatto non cambierà nulla. Ecco perché il segretario generale di Confsal-UNSA ha parlato di “patacca”. Tradotto, chi vuole ricevere prima i soldi del Tfs dovrà continuare a rivolgersi alle banche che, dietro il pagamento di un tasso di interesse, diventato negli anni sempre più salato, anticipano ai dipendenti pubblici i soldi della loro liquidazione. Le banche che offrono questo servizio sono una manciata. Il tasso di interesse su questo tipo di prestiti, determinato dalla somma del rendistato e dello spread, si aggira attualmente intorno al 4 per cento. Per 45 mila euro di anticipo, questa la somma massima richiedibile in banca, un dipendente pubblico deve pagare un obolo compreso tra 1.500 e 2.000 euro. Una vera e propria beffa. Per porre fine a questo scandalo, il sindacato Confsal-UNSA, che ha già sottoposto (per ben due volte) la questione del pagamento ritardato del Tfs alla Consulta – e in entrambe le occasioni i giudici costituzionali hanno detto che andava ristabilita la parità di trattamento con il privato, dove il Tfs viene versato all’ex dipendente nel giro di pochi giorni – si prepara a fare ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione Europea.
Anticipi a caro prezzo
Per sapere quanto costa l’anticipo del Tfs in banca bisogna consultare i bollettini mensili di Bankitalia sul rendistato, indice che fotografa il rendimento di un paniere di titoli di Stato. Stando all’ultima rilevazione della Banca d’Italia, il rendistato generale si attesta attualmente attorno al 3 per cento. Il rendistato per la fascia di vita tra un anno e e un anno e sei mesi si posiziona al 2%. Quello per la fascia di vita più lunga, oltre i 20 anni, supera il 4%. Per la fascia di vita intermedia, da 4 anni e 7 mesi a 6 anni e 6 mesi, l’indice è al 2,8%. Se prendiamo come riferimento quest’ultimo valore, allora per un prestito in banca di 45 mila euro, la spesa per gli interessi sfiorerà 1.500 euro. Per un anticipo di ventimila euro un dipendente pubblico dovrà pagare invece più di 600 euro.
Le tempistiche
Nel pubblico i tempi di erogazione del Tfs cambiano a seconda della causa di cessazione del rapporto di lavoro. Il pagamento scatta dopo 12 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro nell’ipotesi in cui questa sia avvenuta per raggiungimento del limite di età o a causa del termine del contratto a tempo determinato, oppure per risoluzione unilaterale del datore di lavoro a seguito del raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata. Inoltre ,l’erogazione della prestazione si manifesta in un’unica soluzione se l’ammontare complessivo lordo è pari o inferiore a 50.000 euro; in due rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 50.000 euro e inferiore a 100.000 euro; in tre rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è pari o superiore a 100.000 euro. Questi limiti temporali, a ogni modo, non vengono quasi mai rispettato. Non sono rari i casi di dipendenti pubblici in pensione che aspettano da più di 5 anni il loro Tfs.
