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Statali, la battaglia per il Tfs si sposta in Europa

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Il Tfs dei dipendenti pubblici rimane una ferita aperta. Ma la battaglia per annullare i ritardi nei pagamenti non è ancora persa. Il sindacato Confsal-UNSA chiamerà in causa quest’anno la Corte di giustizia europea, con sede a Lussembrugo, per cercare di porre fine allo scandalo. A più di due anni di distanza dall’ultima sentenza della Consulta sul pagamento ritardato e rateizzato del Trattamento di fine servizio nel pubblico impiego, definito dai giudici contrario ai principi della Carta, tanto che nel 2023 hanno chiesto al Parlamento di intervenire, il governo ha fatto un piccolo passo in avanti per cercare di sciogliere questo nodo, inserendo nella legge di Bilancio appena entrata in vigore un anticipo di tre mesi, a partire dal 2027, dei tempi di erogazione della prima rata del Tfs, rata che può arrivare al massimo a 50 mila euro.

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Peccato si tratti di un trompe-l’oeil, un inganno ottico per così dire. Già perché se è vero che dal 2027 il Tfs verrà corrisposto agli statali che vanno in pensione dopo 9 mesi dall’uscita dal lavoro anziché dopo 12, è vero anche che questo anticipo sarà riassorbito dall’aumento dell’età pensionabile, un mese di incremento nel 2027 e altri due l’anno successivo.

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Per riscattare prima i soldi della propria liquidazione ci si potrà rivolgere anche quest’anno al canale bancario. Nel 2024 un decreto ministeriale della Funzione pubblica ha prorogato fino alla fine del 2026 l’Accordo quadro sottoscritto nel 2020 per l’anticipo del Trattamento di fine servizio/rapporto. Ma gli interessi su questi finanziamenti, calcolati sulla base del rendistato, che stando all’ultimo bollettino di Bankitalia ha chiuso il 2025 al 3,077%, continuano a essere salatissimi. Il dipendente pubblico che oggi si reca in banca per chiedere un anticipo di 45 mila euro a valere sul proprio Tfs paga di interessi circa 1.500 euro. Niente da fare, invece, per i prestiti Inps a tassa agevolato (l’un per cento). L’ente ha chiuso i rubinetti il 25 aprile 2024. All’epoca l’Inps aveva detto che avrebbe valutato un’evoluzione della prestazione, ma l’evoluzione poi non c’è stata.

Ricorso in arrivo

La battaglia per accelerare i pagamenti del Tfs ai dipendenti pubblici ed equipararli a quelli del privato, come detto, però non è ancora persa. Il sindacato Confsal-UNSA, che in passato per ben due volte ha portato la questione del Tfs davanti alla Consulta, ottenendo in entrambe le occasioni una sentenza favorevole ai dipendenti pubblici, sta infatti preparando le carte per rivolgersi alla Corte di giustizia dell’Unione Europea.

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«La Consulta ha messo nero su bianco che tenere in cassa per anni i soldi dei lavoratori pubblici (il Tfs, hanno spiegato i giudici, è salario differito, al pari del Tfr dei lavoratori privati), lede i diritti costituzionali dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Le regole devono essere uguali per tutti. Dal punto di vista del diritto non c’è partita», ha ricordato il segretario generale di Confsal-UNSA, Massimo Battaglia.

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