PA Magazine

Tfs pubblico, il Tar delle Marche contro i pagamenti ritardati

3 minuti di lettura
iStock

Il Tar Marche rimanda la dilazione del Tfs/Tfr alla Consulta, che già nel giugno del 2023 aveva definito questa pratica un «vulnus costituzionale» e perciò aveva chiesto al parlamento un «intervento prioritario». Ma l’appello dei giudici è caduto nel vuoto. Più nel dettaglio, nell’udienza dello scorso 12 febbraio, il Tar dell Marche «ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale delle norme che dispongono il pagamento dilazionato del trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici». Tutto è nato dal ricorso di un dirigente della Polizia di Stato in quiescenza dal 2022, che ha chiesto il pagamento immediato dell’intero trattamento di fine servizio, oltre alla rivalutazione delle intere somme e dei relativi interessi.

Il meccanismo

Il meccanismo attuale prevede che il Tfs/Tfr venga corrisposto ai dipendenti pubblici dopo 12 mesi se il pensionamento è di vecchiaia, 24 mesi se il pensionamento è anticipato, ma se il montante maturato supera i 50 mila euro allora scatta la rateizzazione. C’è chi aspetta anche più di 5 anni prima di ricevere l’intera somma, un’eternità. Nel privato è diverso. I soldi atterranno sui conti dei beneficiari nel giro di poche settimane. Questa disparità di trattamento va avanti da anni: è stata una norma salva-conti del governo Monti a prevedere un diverso trattamento per gli statali.

Il costo

Il presidente della Commissione lavoro della Camera, Walter Rizzetto, ha ricordato che per adesso tutte le proposte avanzate per superare questa disparità, compresa la sua, si sono arenate davanti allo scoglio delle coperture finanziarie necessarie. Per superare questo scoglio c’è anche chi ha puntato su soluzioni intermedie (una proposta dei Cinquestelle prevedeva l’aumento della soglia della prima rata da 50 a 63 mila euro e il suo pagamento entro tre mesi invece di un anno) ottenendo però lo stesso esito. Durante il procedimento davanti alla Corte Costituzionale è stato quantificato in circa 7 miliardi di euro il costo di un’operazione di anticipo del Tfs.

La svolta

Nei giorni scorsi però il ministro del Lavoro, Marina Calderone, rispondendo a una interrogazione, ha anticipato che il governo sta lavorando per introdurre regole sull’anticipo del Tfr degli statali simili a quelle del privato. L’idea è di permettere a chi vuol comprare casa di chiedere un anticipo del Tfr fino al 75 per cento del montante maturato, o del 30 per cento nel caso di spese mediche. Nel privato ha diritto a questo beneficio il dipendente con almeno 8 anni di servizio alle spalle nella stessa azienda.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da