Solo un pugno di ex dipendenti pubblici beneficerà della liquidazione veloce del Tfs/Tfr nel 2027. Come è noto, la legge di Bilancio 2026 ha previsto a partire dal prossimo anno una riduzione dei termini di pagamento del Tfs/Tfr da 12 a 9 mesi. Tuttavia, secondo la relazione tecnica alla manovra, i beneficiari diretti stimati saranno poco più di 30mila (30.122 per l’esattezza). L’impatto sui conti pubblici è stimato in un maggior gettito di circa 22,6 milioni di euro. La novità, infatti, riguarda esclusivamente i lavoratori che matureranno i requisiti pensionistici a decorrere dal 1° gennaio 2027. Inoltre, come specificato anche dall’Inps nella circolare numero 30 del 27 marzo scorso, i nuovi termini di pagamento e rateizzazione del trattamento di fine servizio e del trattamento di fine rapporto per i dipendenti pubblici si applicheranno ai trattamenti spettanti nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età, di servizio o per il collocamento a riposo d’ufficio al raggiungimento dell’anzianità massima di servizio prevista dalle norme di legge o di regolamento applicabili nell’amministrazione. In altre parole, continueranno ad applicarsi i termini ordinari più lunghi per i seguenti casi di cessazione dal servizio: dimissioni volontarie del dipendente (ventiquattro mesi); scadenza del termine finale (fine incarico) per i rapporti di lavoro a tempo determinato (dodici mesi); ogni altra causale di cessazione non contemplata dall’articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 79/1997 (ventiquattro mesi). C’è poi un altro aspetto da considerare. La contrazione dei tempi di attesa potrebbe non convenire ai titolari di Tfs, ovvero ai dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato prima del 31 dicembre 2000. A fronte dei ritardi nell’erogazione della buonuscita, questa categoria di lavoratori beneficia dal 2019 di una riduzione dell’aliquota Irpef sul trattamento di fine servizio: 1,5% oltre i 12 mesi, 3% oltre i 24, fino a un massimo del 7,5% oltre i 60 mesi. Questo beneficio, con il pagamento della prima rata (50mila euro) in 9 mesi, quindi prima del raggiungimento della soglia dei 12 mesi che fa scattare la riduzione dell’aliquota Irpef sul Tfs, viene perso.
Countdown
Con una mano lo Stato dà e con l’altra toglie, verrebbe da dire. Quel che è chiaro che la riduzione da 12 a 9 mesi dei tempi di pagamento della prima rata del Tfs/Tfr non può essere la soluzione al problema. Il governo ha tempo fino a gennaio per mettere a punto un meccanismo che consenta di superare, anche gradualmente, il pagamento differito e rateizzato della liquidazione ai dipendenti pubblici. In assenza di un intervento del legislatore, la Consulta, tra 8 mesi, potrebbe dichiarare incostituzionali le norme sul pagamento ritardato della buonuscita agli statali. Una pratica che va avanti dalla crisi dello spread, sono passati 15 anni, ma che in realtà avrebbe dovuto avere carattere emergenziale. L’udienza della Corte costituzionale sul Tfs è fissata per il 14 gennaio del 2027. L’ordinanza n. 25 del 5 marzo 2026 con cui la Consulta ha nuovamente ribadito che non é giustificabile la diversità di trattamento oggi esistente tra lavoratori pubblici e privati per quanto riguarda le modalità di erogazione Tfs è in linea con le sentenze della Corte n. 159 del 2019 e e n. 130 del 2023.
