Un pacchetto da quasi 550 milioni di euro. Anche quest’anno per i dipendenti pubblici il governo mette sul piatto della manovra una cifra rilevante. Non era scontato, in un quadro di tagli lineari da 2 miliardi di euro per i ministeri. Ma il governo sembra voler spingere i consumi interni e dunque puntare sull’aumento di salari e detassazioni per i cittadini. Compresi, ovviamente, i dipendenti pubblici. Ma vediamo, in attesa dei testi definitivi della Legge di Bilancio, attesi per lunedì 20 ottobre, quali sono le principali misure che riguardano i dipendenti pubblici.
Si sblocca il Tfs
I dipendenti pubblici ottengono una prima soddisfazione – che ha visto combattere per anni in prima linea la Federazione Confsal-UNSA – ovvero quella per lo sblocco del pagamento del Tfs/Tfr. Scenderà in campo la Cdp: grazie all’apertura di una speciale linea di credito a favore dell’Inps, i soldi della liquidazione (fino a 50 mila euro) verranno versati agli statali dopo tre mesi dall’uscita del lavoro. Questo meccanismo scatterà, tuttavia, solo a partire dal 2027. E’ un primo passo avanti, dettato probabilmente anche dal timore di un nuovo intervento della Corte Costituzionale sul tema. Oggi c’è chi aspetta anche più di 60 mesi prima di ottenere quanto gli spetta di Tfs/Tfr. A due anni dalla sentenza con cui la Consulta aveva chiesto al parlamento di intervenire per porre fine alla pratica del pagamento differito e rateizzato del Tfs/Tfr nel pubblico impiego, così da ristabilire la parità di trattamento con il privato, finalmente con questa legge di Bilancio viene messo un primo mattone per la risoluzione di un problema che si trascina da ormai troppi anni e che sembrava destinato a rimanere irrisolto. Il nuovo meccanismo dovrebbe avere anche un altro effetto: mandare in soffitta il meccanismo del “prestito”, il protocollo d’intesa firmato tra governo e Abi che permette ai dipendenti pubblici di chiedere un anticipo della liquidazione attraverso un prestito bancario fino a 45 mila euro su cui si paga un tasso di interesse pari al Rendistato aumentato di uno spread di 0,40 punti. Un meccanismo tra l’altro, censurato dalla stessa Consulta (il Tfs sono soldi dei lavoratori, non si può costringerli a ricorrere a un prestito per ottenerli).
Detassazione degli aumenti contrattuali
La seconda misura della manovra prevede una detassazione, con un’aliquota fiscale del 5 per cento, degli aumenti contrattuali per i dipendenti pubblici (al pari di un’analoga misura valida per i dipendenti privati). Questa detassazione si applicherà, secondo le ultime bozze della manovra, sia ai contratti firmati nel 2025 che a quelli che sarano sottoscritti nel 2026. Nel pubblico impiego questo significa, che la detassazione sarà applicata anche al contratto delle Funzioni Centrali, sottoscritto all’inizio di quest’anno, e a quello della Sanità, il cui sigillo definitivo è arrivato nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri. Ma la norma ha un preciso limite che potrebbe lasciare fuori buona parte dei dipendenti: la detassazione vale solo fino a un tetto massimo di retribuzione di 28 mila euro. Questo significa, per esempio, che a beneficiarne nei ministeri potrebbero essere gli “operatori” e in parte forse gli “assistenti”. Qualche chance in più di ricevere l’aumento detassato, lo avranno probabilmente i dipendenti degli Enti locali e il personale Ata della Scuola. L’altra avertenza importante, è che la detassazione non sarà retroattiva. Partirà dalle buste paga di gennaio 2026.
Salario accessorio
Anche parte del salario accessorio dei dipendenti pubblici sarà detassato. L’imposizione fiscale si fermerà all’1 per cento, contro l’attuale aliquota marginale Irpef (dal 23 al 43 per cento). Viene sancito un principio, anche in questo caso, di parificazione dei dipendenti pubblici e privati, principio che ispira tutti gli interventi per la Pa in manovra. Come per la defiscalizzazione degli aumenti contrattuali, anche la detassazione dei premi, non riguarderà tutti i dipendenti. Ci sarà un limite di retribuzione sul quale le simulazioni sono ancora in corso (per i dipendenti privati è di 80 mila euro). E ci sarà anche un limite all’importo massimo dei premi che potranno godere della tassazione agevolata (nel privato oggi è 3 mila euro, ma potrebbe salire a 4 mila). Insomma, la chiesa è stata rimessa al centro del villaggio. Nei giorni scorsi, quando sono uscite le prime bozze della finanziaria, il segretario generale della Federazione Confsal-UNSA, Massimo Battaglia, in un articolo pubblicato su PaMagazine, aveva criticato la scelta di limitare la detassazione degli aumenti contrattuali ai soli dipendenti del privato, chiedendosi se si trattasse di una «semplice dimenticanza o di una precisa scelta», e aveva invitato il governo a porre rimedio a quella che sarebbe stata a tutti gli effetti una clamorosa ingiustizia. L’esecutivo ha allargato l’intervento alle buste paga dei dipendenti pubblici in zona Cesarini. Qualcuno a Palazzo Chigi deve aver capito che la “dimenticanza”, vogliamo essere garantisti, sarebbe costata in termini di consenso.

Una grande battaglia condotta da battaglia. Adesso assurgera’ al trono di re dei sindacalisti. Senza rinunciare a voler citare le magnifiche sorti e progressive che Egli ha riservato e riserva al suo settore…la giustizia