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Smart working pubblico, nella Pa dipendenti contattabili per 9 ore

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Il dubbio c’era. Ed è stato necessario correggerlo. Per quante ore i lavoratori della Pubblica amministrazione in lavoro agile devono rendersi disponibili ad essere contattati dai propri capo ufficio? Per come erano state scritte le bozze del contratto delle Funzioni centrali, c’era il rischio che la fascia di “contattabilità” potesse estendersi per ben 13 ore al giorno. Questo perché, l’unico riferimento temporale indicato era quello del diritto alla “disconnessione”, esteso per 11 giornaliere comprendenti il riposo notturno. Per la parte restante della giornata, insomma, c’era il serio rischio che qualcuno potesse interpretare la norma come la possibilità di contattare in qualsiasi altro orario il dipendente. Era quello che PaMagazine aveva definito come l’always on, il sempre connessi. Nell’ultima versione del contratto, discusso la settimana scorsa tra l’Aran e i sindacati, è arrivata una importante correzione. La fascia di “contattabilità” dei dipendenti in smart working non potrà essere superiore “all’orario medio giornaliero di lavoro”.

L’ORARIO MEDIO GIORNALIERO

Come va interpretata la nuova norma? Un riferimento che potrebbe valere è quello della normativa minima dell’Unione europea sull’orario di lavoro. Il datore di lavoro deve assicurarsi che l’orario medio settimanale, dicono le regole comunitarie, non superi le 48 ore settimanali, straordinari inclusi. Se la prestazione lavorativa viene eseguita per cinque giorni, l’orario medio di lavoro sarebbe di 9,6 ore. Si tratta, come detto, di un passaggio importante per come il lavoro agile nella Pubblica amministrazione si sta strutturando all’interno del contratto collettivo di lavoro delle Funzioni centrali, che normalmente fa poi da modello a quello degli altri comparti. L’impostazione per ora scelta, è quella di dividere la giornata in tre fasce orarie. La prima viene definitiva “di operatività”. Cosa significa? Che in questo arco orario il dipendente non deve solo essere contattabile da parte del suo capo ufficio, ma deve anche essere in grado di svolgere rapidamente i compiti che gli vengono assegnati. In questa fascia, insomma, si presuppone che il dipendente sia ad una scrivania davanti ad un computer.

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Lavoro agile, Istock photo

COME FUNZIONANO LE FASCE ORARIE

La seconda fascia individuata all’interno del contratto è quella della “contattabilità”. Il significato è abbastanza chiaro. Durante le ore di contattabilità, il dipendente deve essere reperibile e raggiungibile dal capo ufficio sia tramite mail che tramite telefono. Non gli è però richiesto di essere immediatamente operativo. La fascia della “contattabilità”, secondo quanto si legge nelle bozze del contratto, deve ricomprendere al suo interno anche quella della operatività. Insieme, queste due fasce, non possono superare l’orario medio giornaliero di lavoro, ossia le 9 e passa ore, come detto. E’ chiaro che non è indifferente come la semplice “contattabilità” e “l’operatività” saranno distribuite all’interno di queste ore. Nel contratto, però, questo non sarà probabilmente stabilito. Toccherà alla contrattazione individuale tra il dipendente e l’amministrazione disegnare i confini orari tra la “contattabilità” e “l’operatività”. La terza e ultima fascia è quella della “disconnessione”. Si tratta, come dice il termine stesso, di quella parte della giornata in cui il lavoratore non può in nessun modo essere contattato dal suo ufficio. Questa fascia ha una durata complessiva indicata in 11 ore, che al loro interno ricomprendono il riposo notturno.

IL LAVORO AGILE E IL LAVORO DA REMOTO

La distinzione in tre fasce (operatività, contattabilità e disconnessione), si applica a quello che nella bozza del contratto viene definito “lavoro agile”. C’è poi un’altra modalità di effettuare la propria prestazione da casa o fuori dall’ufficio: il “lavoro da remoto”. In questo caso c’è un vincolo rigido di orario. In pratica il dipendente è come se portasse la sua postazione di lavoro in un altro luogo: la casa o spazi di coworking. L’orario, in questo caso, rimane quello normale d’ufficio. E’, per intendersi, un po’ come se timbrasse il cartellino a casa sua. Probabilmente è la tipologia alla quale i lavoratori, ma anche le amministrazioni, si sono maggiormente abituati durante la pandemia. Quello cioè, che il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, aveva definito “lavoro a domicilio”. In questo caso, a differenza del lavoro agile che presuppone una organizzazione per obiettivi, il lavoro da remoto mantiene anche tutti gli istituti del lavoro in ufficio: buoni pasto, straordinari, permessi. C’è un ultimo aspetto che non va dimenticato. Il modello verso il quale si sta indirizzando la Pubblica amministrazione, è un modello “ibrido”. Significa che si potrà lavorare sia in modalità “agile” che da “remoto” solo per alcuni giorni alla settimana. Gli altri bisognerà comunque recarsi in ufficio.

4 Comments

    • Anche io sono un lavoratore “fragile”. Credo di sì. In questo momento lo faccio. Credo che continuerò a farlo. Il principio che sta passando è quello del raggiungimento degli obbiettivi.

  1. Buongiorno sono un lavoratore della p.a. ho una invalidità dell’80% capacità motorie ridotte a breve compio 66 anni e lavoro in Smart workink x 4 giorni a settimana e uno in presenza, prima dello Smart mi è stata fatta una disposizione di servizio, che da casa riesco ad espletare sufficientemente diversamente se mi tolgono dallo Smart working in quanto a causa della mia invalidità non riesco più ad essere presente tutti i giorni o tre o quattro settimana. In merito a questo mi possono far continuare, con lo Smart workink per altri quattro o cinque mesi?

  2. E il computer chi lo paga?
    Nelle famiglie di 4 persone, come potranno essere fisicamente collocati 4 computer diversi?
    E la connessione?
    Vabbè ma tanto adesso c’è l’assegn unico…….

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