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Nella Pa tutti in presenza, ma con i turni a rotazione

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A ottobre tutti i dipendenti pubblici torneranno in presenza. Ma fino a quando il Cts non modificherà le norme di sicurezza sul distanziamento e sui trasporti pubblici, il rientro sarà organizzato per turni a rotazione e fasce orarie. Sono queste le principali novità che saranno contenute in un decreto ministeriale e nelle linee guida che nei prossimi giorni saranno emanate dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Venerdì 24 settembre, il presidente del consiglio Mario Draghi ha firmato il decreto che riporta la modalità in presenza come quella “ordinaria” di prestazione lavorativa. Finisce, insomma, con un mese e mezzo di anticipo sulla scadenza del 31 dicembre, lo stato di emergenza almeno per i dipendenti pubblici.

Il primo nodo che dovrà essere sciolto è quello del rispetto del distanziamento di almeno un metro tra i dipendenti che torneranno in ufficio. Fino a quando il Comitato tecnico scientifico non emanerà nuove direttive, il rispetto delle attuali disposizioni dovrà essere garantito attraverso una turnazione delle presenze in ufficio. Il Cts, in realtà, dovrebbe riunirsi a breve, il prossimo 30 settembre, per valutare se aumentare la capienza massima di cinema e teatri come chiesto dal ministro della cultura Franceschini. In quell’occasione potrebbero essere valutate delle nuove disposizioni anche per il mondo del lavoro.

Il secondo problema, attualmente sul tavolo del Dipartimento della funzione pubblica, riguarda l’impatto che la riapertura degli uffici pubblici potrà avere sul trasporto pubblico locale soprattutto nelle grandi città. Non va dimenticato che anche in questo caso vigono ancora i limiti di capienza di autobus e metropolitane. La soluzione da parte del Dipartimento della funzione pubblica, sarebbe stata individuata in uno scaglionamento degli ingressi. Saranno cioè allargate le fasce orarie entro le quali sarà possibile entrare in ufficio e quelle entro le quali sarà possibile uscire. Un po’ sul modello di quanto già oggi accade per la scuola.

Ma la domanda che in molti si pongono è anche un’altra. Cosa resterà dopo la pandemia dell’esperienza del lavoro agile? Una prima serie di risposte è stata fornita dal ministro Brunetta in una intervista al Messaggero. “Il lavoro agile”, ha spiegato il ministro, “avrà quattro condizioni”. Ecco quali sono: la prima è che il lavoro agile dovrà essere regolato dal contratto; la seconda è che dovrà essere organizzato per obiettivi e i risultati andranno monitorati; la terza è che le amministrazioni dovranno disporre di una piattaforma tecnologica dedicata e sicura (oltre a fornire tutte le dotazioni hardware e software ai dipenenti); la quarta è la customer satisfaction.

Tutti questi requisiti, a parte la regolamentazione del contratto che ha un percorso a parte, dovranno essere contenute nei prossimi Piani unici, che al loro interno dovranno inglobare anche i vecchi Pola, i piani per il lavoro agile. I Piani integrati dovranno essere presentati dalle amministrazioni entro la fine del mese di gennaio. Chi avrà adottato il Piano e avrà rispettato tutti i requisiti, non avrà limiti allo smart working. Chi non avrà adottato il piano avrà un tetto massimo di smart working al 15 per cento.

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