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Fragili, sì allo smart working nella Pa ma non per tutti. Ecco chi è escluso dal lavoro agile

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Ritorna lo smart working per i lavoratori fragili. Ma non tutti coloro che presentano patologie che ancora sconsigliano la presenza fisica al lavoro potranno accedere alla misura. E’ una delle contraddizioni dell’emendamento al decreto aiuti-bis che ha esteso fino al prossimo 31 dicembre, il lavoro agile per i fragili e per i genitori che hanno a carico figli di età inferiore a 14 anni e sono entrambi lavoratori. Il problema riguarda coloro che nella Pubblica amministrazione svolgono mansioni cosiddette “non remotizzabili”. Si tratta, insomma, di lavori per i quali è necessariamente chiesta la presenza fisica. Con le vecchie regole dello smart working per i fragili, i lavoratori pubblici impegnati in mansioni non remotizzabili venivano di fatto lasciati a casa in quanto la loro assenza era equiparata a ricovero ospedaliero. L’alternativa per la Pubblica amministrazione resta a questo punto solo quella di cambiare mansione al dipendente o fargli svolgere formazione da remoto. Nel caso nessuna di queste due soluzioni fosse praticabile, il lavoratore è tenuto a ritornare in presenza.

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CHI SONO I FRAGILI

Sono considerati lavoratori fragili i dipendenti in possesso di un certificato che attesta una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti di patologie oncologiche e dallo svolgimento delle terapie salva-vita connesse. Tra i fragili sono inclusi anche i disabili gravi previsti dall’articolo 3 comma 3 della legge 104 del 1992. L’emendamento sui lavoratori fragili e sulle famiglie con figli under 14 a carico, si sovrappone, almeno fino alla fine di quest’anno, alle priorità per lo smart working introdotte dal decreto legge 105 del 2022. Il decreto riconosce infatti una priorità nel lavoro agile ai disabili in situazione di gravità accertata, ai lavoratori che siano caregiver, ai lavoratori con figli con meno di 12 anni. Così come una priorità è riconosciuta anche ai lavoratori che fruiscono dei permessi della legge 104 per assistere i propri familiari. Ovviamene la differenza è che, il decreto 105 riconosce delle “priorità” ma pur sempre nell’ambito delle regole che l’azienda o l’amministrazione pubblica si è data sullo smart working. L’emendamento al decreto aiuti-bis, invece, concede un “diritto” a stare a casa e lavorare da remoto fino alla fine dell’anno. In realtà c’è anche un’altra interpretazione. Il diritto concesso dal decreto aiuti bis non sarebbe a lavorare “sempre” da casa, ma a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile al 100%, dunque questo vorrebbe dire in parte in presenza e in parte da remoto.

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I LAVORATORI MAGGIORMENTE ESPOSTI

C’è un dubbio ulteriore non ancora sciolto. La formulazione dell’emendamento che ripristina fino a fine anno lo smart working per fragili e famiglie con figli, potrebbe riportare in vita anche il lavoro agile per i “lavoratori maggiormente esposti al rischio di contagio”. Certo, si tratta di una categoria in parte sovrapponibile con quella dei fragili, ma non completamente. Anche perché tra i lavoratori più esposti al rischio di contagio non ci sono solo coloro che soffrono patologie oncologiche o immunodepressione. Uno dei fattori considerati è anche quello dell’età. Questi lavoratori erano stati inseriti nello stesso articolo di legge dei genitori con figli under 14. Insomma, sembrerebbe che la proroga di questi si porti dietro anche la proroga per i lavoratori esposti a rischio di contagio. L’emendamento però, non “resuscita” anche la sorveglianza sanitaria per questi ultimi. Da qui il dubbio che la volontà sia effettivamente quella di estendere la proroga anche a questi lavoratori.

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