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Smart working pubblico: connessi 13 ore al giorno

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I dipendenti della Pubblica amministrazione che lavoreranno in smart working, dovranno essere connessi per 13 ore al giorno. E’ questa una delle principali novità contenute nella bozza di linee guida illustrata dal ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta ai sindacati. Il documento, per adesso, non è stato reso operativo. Il ministro ha deciso di prendere una pausa di riflessione di una quindicina di giorni per, eventualmente, apportare modifiche alle linee guida anche in base alle richieste che sono arrivate dai rappresentanti dei lavoratori. Le linee guida, come ha precisato lo stesso Brunetta, costituiscono un anticipo della regolamentazione del lavoro agile che sarà stabilita attraverso il nuovo contratto di lavoro. Martedì 26 ottobre è prevista, su questo secondo fronte, una nuova riunione tra l’Aran e i sindacati.

La bozza

Ma torniamo alla bozza delle linee guida. Come detto una delle principali novità riguarda quello che all’interno del documento viene indicato come il “diritto alla disconnessione”. Il documento presentato ai sindacati spiega che deve essere individuata una fascia di inoperabilità (disconnessione) – nella quale il lavoratore non può erogare alcuna prestazione lavorativa. Tale fascia coincide con il periodo di 11 ore di riposo consecutivo. Questa indicazione va letta insieme a quelle contenute nelle bozze del contratto in discussione in sede Aran. Nei documenti presentati ai sindacati per la parte relativa allo smart working, la giornata lavorativa viene divisa in tre fasce orarie: di operatività, di contattabilità e di inoperatività (o disconnessione).

Conferenza stampa Brunetta Piccoli Comuni
Renato Brunetta

Nella fascia di operatività il dipendente non solo è contattabile, ma deve anche essere immediatamente operativo. Deve cioè svolgere subito i compiti che gli vengono affidati dal dirigente. Nella fascia di “contattabilità”, invece, il lavoratore non deve necessariamente essere operativo, ma può essere contattato dal suo ufficio tramite telefonate e mail. Adesso, in base alle linee guida presentate da Brunetta ai sindacati, la “contattabilità” del dipendente abbraccerebbe ben 13 ore della giornata lavorativa. Il rischio è quello, insomma, di un dipendente “always on”.

Le altre novità

L’altra novità contenuta nelle linee guida, riguarda invece le dotazioni tecnologiche che devono essere fornite al dipendente per operare da remoto. Viene innanzitutto precisato che le amministrazioni devono “fornire il lavoratore di idonea dotazione tecnologica”. Il secondo requisito per operare da remoto è che “per accedere alle applicazioni del proprio ente può essere utilizzata esclusivamente la connessione Internet fornita dal datore di lavoro”. Un punto delicato anche questo, perché le amministrazioni saranno tenute a fornire una connessione (presumibilmente wireless) ai propri dipendenti che sono in smart working. Viene poi precisato che “se il dipendente ha un cellulare di servizio, è possibile inoltrare le chiamate dall’interno telefonico del proprio ufficio sul cellulare di lavoro”.

Il nodo della connessione

Infine le linee guida prevedono che l’amministrazione debba “prevedere apposite modalità per consentire la raggiungibilità delle proprie applicazioni da remoto”. Se le applicazioni dell’ente sono raggiungibili da remoto, ovvero sono in cloud, “il dipendente può accedere tranquillamente da casa ai propri principali strumenti di lavoro”. Alternativamente “si può ricorrere all’attivazione di una VPN (Virtual Private Network, una rete privata virtuale che garantisce privacy, anonimato e sicurezza) verso l’ente, oppure ad accessi in desktop remoto ai server. Inoltre, l’amministrazione, dovrà prevedere sistemi gestionali e sistema di protocollo raggiungibili da remoto per consentire la gestione in ingresso e in uscita di documenti e istanza, per la ricerca della documentazione”.

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