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Smart working a orario fisso. Così cambia il contratto

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smart working I-stock
Angry telemarketer woman checking laptop while calling avoiding coronavirus sitting on a desk at homeoffice

Lo smart working nella Pubblica amministrazione non sarà organizzato solo per obiettivi e fasce orarie. Ci sarà anche una seconda modalità: a orario fisso. La novità è emersa dal confronto tra Aran e sindacati al tavolo del rinnovo del contatto per le Funzioni centrali. Ma cosa significa esattamente smart working a orario fisso? Per ora il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, non ha presentato un testo normativo che permetta di comprendere fino in fondo questo tipo di organizzazione. Da quanto illustrato durante il tavolo con i sindacati, i lavoratori in smart working avrebbero un orario prefissato e continuo di lavoro. Insomma, per chi opera a “orario fisso” non ci sarebbero le tre fasce indicate nelle precedenti bozze di contratto: operatività, contattabilità e disconnessione.

Orario fisso

Il lavoro agile a orario fisso, insomma, assomiglierebbe al telelavoro. Anche se dovrebbe avere delle caratteristiche che lo distingueranno dal vecchio strumento. Un punto centrale dello smart working a “orario fisso”, è che i lavoratori che opereranno da remoto, avranno diritto a percepire tutte le voci legate al lavoro in presenza: dai buoni pasto agli straordinari. Rimarrà comunque, anche la seconda modalità di lavoro agile, quella ad obiettivi. Ma anche in questo caso potrebbero esserci, nella proposta dell’Aran, alcune modifiche. A cominciare dalle tre fasce.

Fascia scrivania

Nella bozza presentata a fine settembre, l’Agenzia governativa aveva infatti diviso la giornata in tre tronconi. La prima fascia oraria era stata definita di “operatività”. In questa fascia il lavoratore non solo avrebbe dovuto essere contattabile dai suoi responsabili, ma avrebbe dovuto garantire la sua immediata operatività. La si potrebbe quasi definire una “fascia scrivania”, un momento della giornata di alcune ore, in cui il dipendente dovrebbe essere costantemente collegato al computer. La seconda fascia, invece, era stata definita di “contattabilità”. In queste ore il dipendente avrebbe dovuto essere sempre raggiungibile con telefonate o e-mail, ma senza la necessità di garantire una operatività immediata. Infine nella fascia definita di “disconnessione”, il lavoratore non sarebbe contattabile in nessun caso.

Antonio Naddeo Presidente Aran
Antonio Naddeo, Presidente Aran

Disconnessione

Questa divisione in fasce dello smart working “per obiettivi”, però, presenta dei possibili effetti distorti. Il più evidente è quello legato alla durata delle fasce di operatività e connessione. L’orario coperto da questi due tronconi, rischia di andare ben oltre il nomale orario di lavoro. L’effetto, per il lavoratore in smart working, sarebbe quello dell’always on, del sempre connesso, a parte le sole ore di riposo notturno. Per questo nella prossima proposta dell’Aran le fasce potrebbero essere riviste e, probabilmente, ridotte.

I sindacati

“Consideriamo molto significativa l’apertura del Presidente Naddeo circa la possibilità di non circoscrivere la disciplina del lavoro agile al solo modello previsto dalla legge numero 81 del 2017, ma prevedere nel CCNL anche un modello di prestazione oraria a cui collegare il riconoscimento degli istituti normo economici del contratto”, ha commentato Confsal-Unsa in una nota, esprimendo “soddisfazione per queste aperture”. Confsal-Unsa ha anche chiesto un calendario serrato di lavori, al fine di precisare altri aspetti determinanti del contratto.

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