PA Magazine

Sicurezza, in arrivo aumento in busta paga del 4,07 per cento con il rinnovo

4 minuti di lettura
iStock

Cinquecentomila operatori del comparto sicurezza attendono il rinnovo del contratto, ma le forze sindacali chiedono più risorse. Il ministero della Pa conta di chiudere il negoziato entro giugno. In arrivo un aumento a regime del 3,78 per cento che per il personale non dirigente della polizia penitenziaria corrisponderà a un incremento mensile lordo di 115 euro, di 121 euro per quello dei carabinieri e di poco superiore a 122 euro per il personale non dirigente della Guardia di Finanza. I numeri però potrebbero cambiare. Nell’incontro del 14 maggio tra i ministri Renato Brunetta, Luciana Lamorgese (Interno), Daniele Franco (Economia), Marta Cartabia (Giustizia) e Lorenzo Guerini (Difesa), si è registrata la volontà di portare l’asticella degli incrementi al 4,07 per cento.

Le cifre

Il contratto precedente è scaduto da due anni. Arrivato dopo nove anni di blocco, prevedeva in media circa 35 euro di aumento sulla parte stipendiale per i lavoratori del comparto sicurezza. Dalle tabelle per i rinnovi contrattuali emerge che, in caso di incremento del 3,78 per cento, l’aumento mensile lordo per il personale non dirigente dei vigili del fuoco sarà di 103 euro, di 135 euro per il personale direttivo e di 307 euro per i dirigenti. Il personale non dirigente delle forze armate va verso un aumento mensile lordo di 115 euro. L’altro personale sempre delle forze armate vedrà l’asticella fermarsi sotto i 50 euro.

I nodi

Ma la trattativa non riguarda solo gli aumenti in busta paga. La parte normativa del contratto, con un impianto fermo al 2002, va aggiornata per garantire una serie di diritti, come quello della genitorialità. Ma le forse sindacali insistono anche sulla necessità di riconoscere a livello economico la specificità del lavoro in divisa. Specificità sancita dall’articolo 19 della legge n.183 del 2010, attraverso cui passa la remunerazione delle attività di servizio di maggiore rischio svolte dagli operatori del comparto. Altro aspetto da risolvere: chi si è arruolato nelle forze di polizia e nei vigili del fuoco dopo la riforma Dini (1995) risulta gravemente penalizzato sul piano previdenziale, dal momento che i lavoratori del comparto non possono accedere a forme di previdenza complementare e di welfare d’amministrazione in grado di tamponare le perdite legate al sistema contributivo. Buone notizie anche su questo fronte: la predisposizione di un “pacchetto specificità” che comprenda anche la definizione di una previdenza complementare dedicata è vista con favore dai ministri competenti.

Vigili del fuoco

I sindacati dei pompieri ricordano poi che il percorso di equiparazione retributiva e previdenziale dei vigili del fuoco non è stato completato. Manca l’equiparazione della retribuzione per il lavoro notturno, festivo e super festivo. Manca l’equiparazione pensionistica attraverso l’estensione ai vigili del fuoco del meccanismo dei 6 scatti stipendiali che negli altri corpi compensa già le imposte limitazioni contributive. Così Franco Giancarlo di Confsal Vvf: «Per la sottoscrizione del contratto servono più risorse, non possiamo accettare un’attenzione diversa rispetto agli altri corpi visto che aumenterebbe il divario economico che già separa i vigili del fuoco dagli altri operatori del comparto sicurezza».

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da