Chi è costretto a dimettersi dal lavoro per violenze ha diritto alla Naspi, perché di fatto si tratta di dimissioni per giusta causa e si va incontro a una disoccupazione involontaria. Lo ha chiarito l’Inps con un messaggio. «Le violenze e le condotte persecutorie, anche se provenienti da soggetti estranei all’ambiente professionale – ha precisato l’Istituto – possono determinare un’oggettiva impossibilità di proseguire l’attività lavorativa». Per ogni lavoratrice o lavoratore che subisce tali episodi, la scelta di interrompere il rapporto di lavoro non costituisce una libera decisione, bensì un atto di autodifesa. Le sedi dell’Inps su tutto il territorio nazionale sono impegnate a gestire le relative pratiche garantendo corsie prioritarie e la massima riservatezza, confermando l’impegno dell’Istituto a coniugare il corretto rispetto delle norme con l’attenzione umana necessaria a salvaguardare la vita di tutti i cittadini.
REGOLE
Il riconoscimento della Naspi a chi è costretto a dimettersi dal lavoro per la salvaguardia della propria incolumità si applica in presenza di un effettivo collegamento tra i comportamenti vessatori subiti e il contesto lavorativo, garantendo una protezione concreta alla salute, alla dignità e alla tutela di lavoratrici e lavoratori. La legge e l’Inps riconoscono questa condizione come disoccupazione involontaria, equiparandola a tutti gli effetti alle dimissioni per giusta causa per fatto del terzo. L’Inps tuttavia ha spiegato che non basta la sussistenza di atti persecutori nell’ambito della vita ordinaria, del tutto decontestualizzati dall’ambiente di lavoro ma ci vogliono invece «chiare, oggettive e documentate situazioni fattuali che siano idonee a ripercuotersi sul generale equilibrio psicofisico della vittima in maniera tale da rendere impossibile lo svolgimento dell’attività lavorativa».
LA PLATEA
L’indennità di disoccupazione spetta per un massimo di 24 mesi ai dipendenti che perdono il posto di lavoro. Intanto i dati dell’Osservatorio Cig-Naspi dell’Inps relativi al secondo trimestre 2026 indicano un minore ricorso agli strumenti di sostegno connessi alle sospensioni e alla perdita del lavoro. Nel secondo trimestre del 2026 le ore complessive di Cassa integrazione autorizzate diminuiscono dell’11,1% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, mentre i beneficiari della Naspi registrati a febbraio scendono a 1.185.188, il 2,7% in meno rispetto ai 1.217.833 di febbraio 2025. Ma quando verrà pagata la prestazione ad agosto? La data del pagamento dipenderà dalla decorrenza del beneficio, dalla data di presentazione della domanda, dalla lavorazione della pratica e dalla presenza di eventuali sospensioni o comunicazioni reddituali.
