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Rischio dad, esentasse i rimborsi per dotazioni IT

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L’ombra della dad torna ad allungarsi sulle scuole tricolori. Per il personale docente la buona notizia è che i rimborsi spese per le dotazioni tecnologiche necessarie a svolgere la prestazione lavorativa da remoto sono tax free. Lo ha chiarito prima di Natale l’Agenzia delle Entrate, quando Omicron ancora non ruggiva. Più nel dettaglio: con la risposta a interpello n. 798 del 3 dicembre 2021, riguardante le spese in didattica a distanza, l’Agenzia delle Entrate ha spiegato che «se il rimborso riconosciuto dall’ente ai dipendenti per l’utilizzo dei dispositivi IT si basa su parametri oggettivi diretti a determinare i costi risparmiati dall’ente che, invece, sono stati sostenuti dal dipendente nell’espletamento della propria attività lavorativa, le somme erogate al fine di rimborsare il dipendente dei costi sostenuti nell’interesse del datore di lavoro non sono imponibili ai fini Irpef».

Tax free

L’ammontare del rimborso massimo da erogare ai dipendenti deve però essere elaborato sulla base di criteri oggettivi e analitici che permettano di determinare per ciascuna tipologia di spesa (dotazione IT, carta, toner, connessione internet) la quota di costi risparmiati dal datore di lavoro e sostenuti dal lavoratore. Vanno per esempio considerate le seguenti variabili: il prezzo d’acquisto delle dotazioni tecnologiche, la vita media utile di queste ultime e il loro “costo orario”. Così l’Agenzia delle Entrate: «Nel caso di specie, secondo quanto rappresentato, il rimborso riconosciuto dall’ente istante ai dipendenti per l’utilizzo dei dispositivi hi-tech si basa su parametri oggettivi diretti a determinare i costi risparmiati dall’ente che, invece, sono stati sostenuti dal dipendente nell’espletamento della propria attività lavorativa. Pertanto, in ragione della modalità di determinazione analitica delle somme, si ritiene che le somme erogate dall’istante al fine rimborsare il dipendente dei costi sostenuti nell’interesse del datore di lavoro, non siano imponibili ai fini Irpef». 

Le regole

Ai sensi dell’articolo 51, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), costituiscono reddito di lavoro dipendente tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Inoltre si considerano percepiti nel periodo d’imposta anche le somme e i valori in genere, corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono. Ne discende, in linea generale, che tutte le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore, anche a titolo di rimborso spese, costituiscono per quest’ultimo reddito di lavoro dipendente. In relazione alla rilevanza reddituale dei rimborsi spese erogati dai datori di lavoro, l’Agenzia delle Entrate fa però presente che con la circolare n. 326 del 23 dicembre 1997 è stato affermato che possono essere esclusi da imposizione quei rimborsi che riguardano spese diverse da quelle sostenute per produrre il reddito di competenza del datore di lavoro anticipate dal dipendente (ad esempio per l’acquisto della carta per la fotocopiatrice). 

Telelavoristi

Ancora: con la risoluzione n.178 del 9 settembre 2003 l’Agenzia delle Entrate è anche chiarito che non concorrono alla formazione della base imponibile del dipendente le somme che non costituiscono arricchimento per il lavoratore e le erogazioni effettuate per un esclusivo interesse del datore di lavoro. Prassi ribadita nella risoluzione n°357 del 7 dicembre 2007 nella quale era stato precisato che le somme rimborsate ai telelavoristi per i costi del collegamento telefonico non sono da assoggettare a tassazione come reddito di lavoro dipendente essendo sostenute dal dipendente in telelavoro per raggiungere le risorse informatiche del datore di lavoro e, quindi, per poter espletare l’attività lavorativa. 

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