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Scuola, firmato il nuovo contratto: vale 100 euro di aumento

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Sì al primo pezzo di contratto per la scuola. In arrivo tra Natale e gennaio 100 euro lordi medi di aumento mensile per i docenti. Oltre agli arretrati, che valgono in media circa 2mila euro a dipendente (2.064 per l’esattezza). Coinvolti 1,2 milioni di statali, tra docenti e personale Ata. Che finalmente possono sorridere: avevano il contratto bloccato da 4 anni. L’intesa è stata raggiunta giovedì al termine di una trattativa fiume. Soddisfatti i ministri dell’Istruzione e della Pubblica amministrazione. L’accordo ponte piace anche ai sindacati. Riguarda solo il lato economico. Di permessi e smart working, ordinamenti professionali e mobilità, del lato normativo dunque, si discuterà nel 2023, quando le parti negozieranno il secondo pezzo di accordo, quello che riguarda il lato normativo. 

Gli aumenti

Il nuovo contratto riguarda il periodo 2019-2021. Era l’unico contratto della Pubblica amministrazione relativo al vecchio triennio ancora fermo al palo. Il primo a ottenere semaforo verde è stato quest’anno quello delle funzioni centrali. Poi è arrivato il rinnovo anche per i dipendenti degli enti locali e per i medici e gli infermieri. L’accordo è stato firmato venerdì all’Aran. Inizialmente si era valutato di legare gli aumenti a strumenti di valutazione del merito dei lavoratori, poi l’inversione di rotta: gli incrementi raggiungeranno tutto il personale docente e non docente. In base all’intesa siglata da governo e sindacati, i quasi 1,2 milioni di occupati del settore riceveranno, come detto, un aumento dello stipendio mensile di circa 100 euro lordi, più un riconoscimento degli arretrati. Nella migliore delle ipotesi aumenti e arretrati arriveranno ai lavoratori con la busta paga di dicembre. A partire dal prossimo anno, inoltre, gli aumenti dovrebbero crescere a 123 euro lordi al mese. Il ministero si è impegnato a reperire nuove risorse per il settore scolastico nella legge di bilancio in fase di gestazione. 

La trattativa

Più nel dettaglio, gli arretrati medi per il comparto scuola, riferiti a tutto il personale, sono pari a 2.337 euro. Ai docenti: 2.450 euro. Gli amministrativi dell’università incasseranno 2.110 euro. Negli enti di ricerca gli arretrati salgono a 2.940 euro (ma ricercatori e tecnologi prenderanno 4.113 euro). Per liquidare entro Natale gli arretrati maturati nel corso del triennio di vigenza contrattuale e corrispondere una prima tranche di aumento alle retribuzioni del personale, pari a 100 euro lordi medi, l’intesa raggiunta giovedì scorso assorbe il 95% delle risorse disponibili, sarebbe a dire 2,21 miliardi di euro. A questi si sommano 89 milioni per la retribuzione professionale dei docenti. E 100 milioni una tantum aggiunti dal governo per decreto in zona Cesarini. Fari puntati adesso sulla seconda parte dell’accordo, quella che verrà discussa a gennaio. Saranno necessarie ulteriori risorse, da ricavare possibilmente nella legge di Bilancio, per completare la parte economica del contratto, da chiudere con almeno 123 euro di aumento medio nel 2023. Restano poi da affrontare i temi dei profili e ordinamenti professionali, del personale amministrativo, della mobilità, della formazione, della valorizzazione Dsga, della contrattazione integrativa, delle relazioni sindacali e del lavoro a distanza.

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