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Scuola, aumenti immediati in busta paga. L’esempio da seguire

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Il rinnovo del contratto del comparto istruzione e ricerca, che dovrebbe arrivare il prossimo 1° aprile, può e deve segnare una svolta sia nel metodo sia nei contenuti. È da tempo che, come Confsal-UNSA, sosteniamo la necessità di separare nei tempi la parte economica da quella normativa, per evitare che la complessità del confronto sull’organizzazione del lavoro e sui nuovi modelli amministrativi finisca per bloccare anche gli aumenti stipendiali attesi da anni. Troppo spesso, infatti, la sovrapposizione dei due piani ha prodotto stalli negoziali e ritardi che hanno penalizzato direttamente lavoratrici e lavoratori.

L’intesa che si profila in queste ore, limitata alla sola dimensione economica, va nella direzione che abbiamo indicato con chiarezza: chiudere rapidamente la partita delle risorse, garantendo aumenti concreti in busta paga e il riconoscimento degli arretrati, per poi aprire una fase di confronto più ampia e approfondita sulle norme. È una scelta di buon senso che consente di fornire risposte immediate al personale senza comprimere il dibattito su temi strategici né sacrificare la qualità delle future soluzioni contrattuali.

Le cifre in campo, pur non risolutive rispetto alla perdita di potere d’acquisto registrata negli ultimi anni, rappresentano comunque un segnale importante e atteso. Per il personale docente gli incrementi medi si attestano tra i 100 e i 150 euro lordi mensili, con differenze legate all’anzianità e al grado di scuola, mentre per il personale ATA si prevedono aumenti leggermente inferiori ma comunque significativi rispetto alle retribuzioni attuali. A questi si aggiungono gli arretrati, che potranno tradursi in somme anche rilevanti, proprio in ragione del ritardo accumulato nel rinnovo contrattuale. Si tratta di risorse che possono offrire un sollievo concreto alle famiglie, in una fase economica ancora segnata da forti pressioni sui costi della vita, e che dimostrano come i sindacati della scuola abbiano lavorato bene.

Su questa linea, come ho detto, ci siamo da tempo incamminati anche noi, consapevoli che la sola leva economica non basta. Ma proprio per questo riteniamo fondamentale non sovraccaricare questa fase con questioni che richiedono tempi diversi e un confronto più strutturato. La parte normativa, infatti, non può essere affrontata in modo frettoloso o residuale, soprattutto in una fase di profonda trasformazione del sistema pubblico. Servono visione, competenze e un confronto serio tra tutte le parti coinvolte.

Non solo la scuola, ma tutta la pubblica amministrazione, è oggi attraversata da cambiamenti rilevanti: digitalizzazione dei processi, nuove modalità organizzative, diffusione del lavoro agile, ridefinizione delle competenze e delle responsabilità. In questo contesto, intervenire sulle norme contrattuali significa ridisegnare equilibri complessi, che incidono direttamente sulla qualità del lavoro, sulla motivazione del personale e, in ultima analisi, sull’efficacia dei servizi offerti ai cittadini.

Per questo abbiamo sempre sostenuto che, una volta definita la parte economica, si debba aprire un tavolo dedicato esclusivamente agli aspetti normativi, senza vincoli di tempo stringenti ma con l’obiettivo di costruire soluzioni solide e condivise. Serve un confronto vero, non una trattativa compressa tra scadenze e urgenze finanziarie. Solo così si possono affrontare temi cruciali come l’organizzazione del lavoro, la valorizzazione delle professionalità, i percorsi di carriera e le nuove competenze richieste dall’innovazione.

Questa impostazione, lo ribadisco, è proprio quella che Confsal-UNSA intende portare avanti anche nella trattativa per il rinnovo del contratto delle funzioni centrali dello Stato. In un contesto generale di evoluzione della macchina pubblica, riteniamo fondamentale adottare un metodo che consenta di distinguere chiaramente tra le urgenze economiche e la necessità di riforme organizzative profonde e ben meditate. È una linea che guarda non solo all’immediato, ma anche alla sostenibilità e alla qualità del lavoro pubblico nel medio-lungo periodo.

Sarebbe importante che tutti i sindacati, o quantomeno la maggior parte di essi, condividessero questa impostazione. Rinviare la parte normativa a un confronto più meditato non significa affatto metterla in secondo piano. Al contrario, vuol dire sottrarla alla pressione delle scadenze legate agli aumenti salariali, per dedicarle la massima attenzione possibile e tutto il tempo necessario a costruire intese stabili e durature, evitando soluzioni affrettate o compromessi al ribasso.

Le lavoratrici e i lavoratori pubblici, oggi più che mai, hanno bisogno di risposte su entrambi i fronti: stipendi adeguati e regole del lavoro moderne ed efficaci. Ma per ottenere risultati concreti su entrambi i piani è necessario evitare che una dimensione schiacci l’altra. Separare i percorsi significa rafforzarli, non indebolirli, e creare le condizioni per una contrattazione più efficace e più rispettosa delle reali esigenze del personale.

In questa prospettiva, l’accordo economico rappresenta un primo passo necessario, un segnale concreto che va nella direzione giusta. Ma il vero banco di prova sarà la fase successiva, in cui si dovrà affrontare con serietà e visione la parte normativa del contratto. È lì che si gioca la possibilità di rendere il lavoro pubblico più moderno, efficiente e coerente con le sfide che abbiamo davanti.

Come Confsal-UNSA, continueremo a sostenere questo approccio con determinazione: rapidità nelle risposte economiche e profondità nel confronto normativo. Solo così sarà possibile offrire a tutti i dipendenti pubblici non solo stipendi più adeguati, ma anche condizioni di lavoro all’altezza di un sistema pubblico in piena trasformazione, capace di rispondere efficacemente ai bisogni dei cittadini e di valorizzare davvero il capitale umano che lo rende possibile.

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