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Sanità, al via i tavoli per i nuovi contratti di medici e infermieri

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L’obiettivo del governo di riuscire a chiudere entro la fine del 2026 i rinnovi dei contratti dei dipendenti pubblici per il triennio 2025-2027 appare sempre più realizzabile. È infatti appena arrivato il via libera delle Regioni agli atti di indirizzo contenenti le linee guida da seguire in fase di contrattazione ai tavoli per i rinnovi dei contratti della Sanità (medici e infermieri). Alla fine della scorsa settimana è stato firmato inoltre in via definitiva il contratto dei medici per il 2022-2024. L’ipotesi di contratto era stata siglata lo scorso 18 novembre senza l’adesione di Fp Cgil Medici e Fassid. Ma a differenza della Cgil, che è rimasta sulle sue posizioni, Fassid venerdì ha firmato il contratto definitivo. Le risorse stanziate, pari a 1,2 miliardi di euro, garantiscono un incremento medio delle retribuzioni del 7,27%, con aumenti di circa 491 euro mensili per 13 mensilità, in parte destinati all’incremento dello stipendio tabellare e visibili già nelle buste paga di marzo. L’area della dirigenza medica e sanitaria conta 137 mila dirigenti, di cui 120 mila medici e 17 mila dirigenti sanitari non medici. Il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, guarda in avanti: «Il Comitato di indirizzo delle Regioni ha approvato gli atti di indirizzo sia per il comparto sia per la dirigenza sanitaria, Dopo il via libera del ministero dell’Economia e delle Finanze potremo avviare formalmente le trattative per i contratti collettivi di lavoro di medici e infermieri relativi al triennio 2025-2027, in coerenza con l’impegno assunto dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, di garantire continuità e regolarità nei rinnovi».

Appuntamento a marzo

A meno di sorprese i negoziati per i rinnovi dei Ccnl della Sanità dovrebbero prendere il largo entro la fine del mese in corso. I futuri contratti, oltre a valorizzare la componente retributiva, dovranno migliorare gli strumenti di welfare e implementare la politica di incentivazione allo scopo di contrastare la carenza di personale negli ospedali. Da questo punto di vista, un primo passo in avanti è già stato fatto con i contratti del triennio precedente. Quello dei medici, per esempio, oltre a contenere una serie di novità sul piano normativo destinate a rendere più appetibili le professioni sanitarie, tra cui la possibilità di ricostituzione del rapporto di lavoro entro cinque anni dalla cessazione con una delle aziende di provenienza e le nuove tutele per il personale vittima di aggressioni (patrocinio legale e supporto psicologico), prevede un incremento del 55% della retribuzione di posizione per i dirigenti neoassunti. Una mossa tesa a valorizzare l’ingresso dei giovani professionisti e a rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale.

 

 

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