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Nella sanità ci sono 53mila precari da stabilizzare

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Il governo ha messo sul piatto della prossima legge di Bilancio 6 miliardi di euro per rimpolpare la dotazione del Servizio sanitario nazionale e consentire così l’assunzione dei 54 mila lavoratori reclutati per la pandemia. Ma la possibilità di assumere a tempo indeterminato i precari saliti a bordo per l’assistenza ospedaliera, il contact tracing, i tamponi e la campagna di vaccinazione, è legata ai tetti di spesa ancorati a parametri del 2004. E quindi molto problematica dal punto di vista legislativo. È stata la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere a sollevare per prima la questione. D’accordo il segretario generale della Federazione italiana autonoma lavoratori sanità (Fials) Giuseppe Carbone: «Siamo chiaramente favorevoli alla stabilizzazione, ma temiamo che il governo non riuscirà a trovare i finanziamenti necessari per completare un’operazione di questa portata. Pesano poi in alcune Regioni come la Calabria i piani di rientro dal debito. Infine c’è un problema di graduatorie: ci sono infermieri che hanno partecipato a precedenti concorsi pubblici e che ancora aspettano di essere chiamati e che in questo modo rischiano di essere tagliati fuori. Si tratterebbe di una penalizzazione illegittima». Non solo. «Bisogna puntare nel contempo sulla mobilità tra Regioni: nel momento in cui gli organici saranno al completo andrà consentito agli operatori sanitari di beneficiare dei vantaggi offerti dalla mobilità, a lungo negati», sottolinea il segretario generale della Fials.

Stabilizzazione

Gli attuali tetti di spesa, come detto, non consentirebbero alle aziende sanitarie, a iniziare da quelle delle Regioni che sono state in piano di rientro, di adeguare il personale allo standard necessario per offrire i servizi della rete territoriale e di cure intermedie previsti nel Pnrr. Appare perciò in salita la strada che porta alle assunzioni a tempo indeterminato dei precari della sanità (medici, infermieri, operatori sanitari, tecnici di laboratorio, assistenti, biologi). Per contrattualizzare tutti questi precari della sanità bisognerebbe abbassare lo stipendio di chi già lavora nelle aziende ospedaliere. E per farlo occorre una disposizione di legge.

I numeri

Dall’inizio dell’emergenza Covid sono stati reclutati con modalità straordinarie 66.029 precari, utilizzati per rispondere alla crisi sanitaria. Nello specifico, il personale reclutato è rappresentato da 20.064 medici e da 23.233 infermieri. Le restanti 22.732 unità sono costituite da operatori sociosanitari e altre professionalità (tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio, assistenti sanitari e biologi). Dalla platea complessiva di 66.029 precari vanno però sottratti i medici abilitati non specializzati, gli specializzandi iscritti al quarto e quinto anno e il personale collocato in quiescenza ma reclutato con incarichi di lavoro autonomo. Il numero di precari interessati dalla procedura di stabilizzazione è dunque pari a 53.677.

Opportunità

Tenendo conto dell’intenso fabbisogno espresso nell’ultimo anno e mezzo, è verosimile affermare che siano stati reclutati tutti gli operatori disponibili sul mercato del lavoro e che dunque qualsiasi procedura di selezione concorsuale del personale riguarderebbe comunque questa stessa popolazione lavorativa, ora in servizio nelle strutture sanitarie con contratti di lavoro flessibile. L’assunzione a tempo indeterminato consentirebbe non solo di colmare le carenze di personale, ma anche di adeguare le dotazioni organiche alle nuove esigenze del Pnrr. La stabilizzazione anticiperebbe parte del fabbisogno del personale dei prossimi anni: secondo le elaborazioni, il numero dei precari si sovrappone in modo quasi coincidente con il fabbisogno medico, infermieristico e di altro personale rispettivamente nei prossimi uno, due e tre anni.

6 Comments

  1. Visto che è un nr alto di precari che ha lavorato in pandemia, si possono stabilizzare chi è almeno in una graduatoria, l’esperienza lavorativa che svolge da almeno di tot anni (3/5 o di più) per competenze e qualità lavorativa che offre ognuno. Ogni reparto è Asl conosce l’operatore che merita, così vada anche per meritocrazia

  2. Ciao vorrei ricordare di quei operatori socio sanitario alle dipendenze di aziende aggiudicatarie di gare di appalto, che negli ultimi 20 anni hanno colmato le carenze in organico delle strutture ospedaliere, questi lavoratori sono stati presenti prima durante e dopo il covid.
    Essi sono dei precari atipici.

  3. I precari nelle carceri:non esiste una specialità apposita.In compenso esistono precari da più di 20 anni e molti altri di oltre 10 anni assunti dalle USL con i più svariati profili: MCA; medicina dei servizi ed altri rapporti fuori di ogni regola della legislazione esitente e soprattutto fuori dalla legislazione comunitaria.Le USL vogliono fare come tempo fa ha fatto il comparto dell’edilizia che lasciava a casa gli operai per riassumerli con partita IVA.Sfruttamento legalizzato?Nel mio caso continuo a percepire la paga oraria del 2005 incrementata di circa 1/2 €.A breve non ci saranno più medici disposti a lavorare in carcere, lasciamo i reclusi senza sanità?
    PS. coloro che da anni lavorano in carcere penso abbiano tutti i requisiti per entrare a livello di dirigenza ed organizzazione del lavoro nelle carceri.Purtroppo tra qualche anno si scoprirà questo mondo quando è troppo tardi.

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