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Rsu, spuntano gli emendamenti al Milleproroghe per rinviare le elezioni

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Foto di Arnaud Jaegers

Dopo la fumata nera al tavolo Aran, adesso la parola per lo spostamento delle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze dell’organizzazione sindacale (Rsu), previste attualmente dal 5 al 7 aprile, passa al governo. Una modifica parlamentare al decreto Milleproroghe punta a ritoccare la norma attualmente in vigore, spostando in avanti il termine ultimo per l’elezione delle nuove Rsu, che attualmente è fissato al 15 aprile 2022.

Il nodo

Come avevamo documentato, dopo un braccio di ferro tra sindacati, l’Aran ha ufficializzato che le elezioni per rinnovare le Rsu si terranno dal 5 al 7 aprile. La notizia ha destato, tra gli stessi sindacati, non poche preoccupazioni per i rischi di una campagna elettorale e dello svolgimento delle elezioni nel pieno di un inasprimento della pandemia da Covid-19. Inizialmente, in realtà, l’Aran e i sindacati erano giunti a un passo da un accordo per spostare le elezioni a maggio (o meglio, aggiornarsi a febbraio sull’andamento della pandemia e chiedere eventualmente un intervento al governo per avere più tempo per il rinnovo delle Rsu). A far saltare il banco è stata però la Uil, sostenendo che lo slittamento di qualche settimana non avrebbe cambiato la sostanza della questione. Il punto però qual è: la legge attualmente in vigore (uno degli ultimi decreti Covid del 2020), vista l’emergenza pandemica in atto, ha prorogato in deroga le attuali Rsu, con riferimento al periodo contrattuale 2022-2024, ma ha stabilito che le relative elezioni dovessero svolgersi entro il 15 aprile 2022. Va da sé che per far slittare ulteriormente questo termine serve necessariamente una norma di legge, che può fare solo il Parlamento o il Governo.

Il Milleproroghe

E qui si arriva al decreto Milleproroghe, che potrebbe fornire la soluzione. Sempre che il governo decida di dare un parere favorevole, visto che fino ad oggi non ha dato segnali in questo senso. Al provvedimento, all’esame delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera, sono infatti stati presentanti due emendamenti – rispettivamente di FI e di Leu – che chiedono più tempo per rinnovare le rappresentanze sindacali del pubblico impiego. In particolare, l’emendamento di Forza Italia propone di posticipare le elezioni delle Rsu «nella prima data utile, individuata con gli appositi accordi previsti dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, successiva alla dichiarazione di termine dello stato di emergenza da parte del Governo», attualmente fissato al 31 marzo (e che secondo le indiscrezioni potrebbe non essere più rinnovato oltre). Si chiede dunque la possibilità alle parti di spostare in avanti l’elezione delle Rsu dopo la fine della pandemia senza imporre una data limite entro la quale procedere con l’elezione. Il secondo emendamento – presentato da Rina De Lorenzo (Leu, ex 5 stelle) – propone invece direttamente di far slittare di un anno il termine entro il quale indire le elezioni, ovvero dal 15 aprile 2022 (oggi previsto dalla legge) al 15 aprile 2023. L’emendamento di Fi propone anche di posticipare a dopo l’elezione delle Rsu la rilevazione dei dati relativi alle deleghe rilasciate a ciascuna amministrazione, necessari per l’accertamento della rappresentatività.

I prossimi passi

L’esame del decreto Milleproroghe alla Camera è alle battute iniziali. Prima dell’elezione del Presidente della Repubblica sono state presentate 2.400 proposte di modifica, di cui 950 sono state dichiarate inammissibili. I due emendamenti sul rinnovo delle Rsu sono però passati indenni alla tagliola delle ammissibilità e quindi potranno andare al voto, che non inizierà presumibilmente prima della prossima settimana. Le commissioni Bilancio e Affari costituzionali di Montecitorio hanno infatti stabilito che entro giovedì prossimo i gruppi parlamentari dovranno indicare gli emendamenti segnalati, vale a dire quelli che saranno sicuramente discussi e votati. E poi si potrà entrare nel vivo delle votazioni.

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