PA Magazine

Pensioni, torna la rivalutazione anti-inflazione

5 minuti di lettura
2
iStock

Una stangata da 20 miliardi. Ecco cosa rischiano le casse dello Stato a causa del ritorno a pieno regime della rivalutazione delle pensioni al caro vita. Il problema è piuttosto serio: dall’anno scorso è stato reintrodotto il meccanismo di indicizzazioni che rivaluta gli importi pensionistici per quote e scaglioni. Così i pensionati che ricevono un assegno mensile fino a 4 volte l’assegno sociale (circa 2 mila euro) avranno una rivalutazione piena dell’importo rispetto all’inflazione (se è stata del 7% avranno il 7% di aumento);
i pensionati che ricevono tra 4 e 5 volte l’assegno sociale avranno il 90% di aumento rispetto all’inflazione; i pensionati che ricevono più di 5 volte l’assegno sociale avranno il 75% di aumento rispetto all’inflazione.

La spesa

La misura, che era stata sospesa o comunque fortemente modificata negli ultimi 10 anni per ragioni di contenimento del deficit pubblico, serve a non far perdere potere di acquisto ai cittadini. Ma quando l’inflazione è bassa (come lo è stata per anni), i costi per lo Stato sono pienamente sostenibili. Ora, con il tasso che si avvicina al 7,3% ed è destinato a crescere, la spesa supera complessivamente i 20 miliardi di euro. Il dossier nel quale è stato calcolato questo aumento della spesa è stato redatto dall’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb). Il Def (Documento di economia e finanza) aveva già previsto un aumento dell’inflazione del 5,8%. Ma le ultime stime, come ricordato, segnalano un incremento che è arrivato al 7,3% ed è solo destinato a salire. I calcoli del dossier sono eloquenti: se entro la fine dell’anno l’inflazione dovesse arrivare al 7,8%, la spesa per le pensioni aumenterà di 9 miliardi;
salirebbero a 16 miliardi nel 2024; e la crescita continuerebbe anche nel 2025: 20,5 miliardi. Un incremento dei costi che potrebbe incidere sulla nascente riforma del sistema pensionistico. D’altra parte la rivalutazione piena fa finalmente giustizia rispetto ai sacrifici patiti dai pensionati negli ultimi anni.

I numeri

Alcune stime attestano che, nel giro di 9 anni, una pensione di 1.500 euro lordi mensili nel 2011, ha cumulato una perdita complessiva pari a 74,03 euro al mese, ossia 962,39 annui; un pensionato con un assegno di 1.900 euro lordi mensili nel 2011 ha subìto nello stesso periodo un mancato incremento di circa 1.378,83 euro lordi lordi annui. Adesso, per verificare se i timori dell’Upb sono fondati, occorre attendere qualche mese. Le pensioni si rivalutano ogni anno sulla base dell’indice medio dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Gli indici mensili, la media annuale e la percentuale di variazione sono calcolati dall’Istat che li comunica al Ministero dell’economia. Il Tesoro, ogni anno, di solito a novembre, emette un decreto di concerto con il Ministero del lavoro con il quale indica in via provvisoria la percentuale di perequazione automatica per le pensioni per l’anno seguente e rende noto il valore definitivo dell’aumento per l’anno in cui esce il decreto. Questo valore può coincidere o no con quello indicato l’anno prima in via provvisoria. Eventuali scostamenti sono conguagliati nell’anno successivo a quello di pubblicazione del decreto. Di certo i pensionati potranno respirare. Il governo Monti, per gli anni 2012 e 2013, stabilì che la perequazione automatica spettasse soltanto alle pensioni di importo complessivo non superiore a 1.405 euro. Alla fine del blocco, nel 2014, era previsto il ripristino del sistema di perequazione precedentemente in vigore. Invece, con la legge di stabilità furono adottate misure che limitarono l’efficacia della perequazione automatica per altri tre anni. La legge di stabilità per il 2016 prorogò la scadenza di altri due anni, fino al 2018. Dal 2019 si sarebbe dovuti tornare alla legge ordinaria ma invece fu stabilito un sistema di perequazione parziale. Che ora lascia il posto alla perequazione effettiva, con conseguenti lacrime per il cassiere di Stato.

2 Comments

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da