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Riscatto agevolato della laurea più caro nel 2024: si pagheranno circa 300 euro in più per ogni anno

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Costi più elevati e nuove regole per il riscatto agevolato della laurea. Per riscattare un anno di laurea con la tariffa scontata si pagheranno infatti nel 2024 circa 6.100 euro e non più 5.776 euro come fino all’anno scorso. Anche in questo caso a cambiare gli importi è la rivalutazione, il cui impatto non riguarda solo pensioni e assegno unico universale. Altra novità. Da adesso in poi i contributi versati per il riscatto della laurea potranno essere destinati a una gestione pensionistica solo per via telematica.

La spesa

Introdotto quasi 30 anni fa, il riscatto universitario permette di far figurare il periodo di studi come anni di lavoro, con gli appositi contributi. Il periodo riscattabile va dal 1° novembre dell’anno di immatricolazione al 31 ottobre dell’ultimo anno di durata legale del corso stesso. Per quanto riguarda i costi, si può scegliere tra una tariffa fissa light (il riscatto agevolato appunto) e la modalità ordinaria. Se il periodo da riscattare cade nel periodo contributivo, con il metodo agevolato il costo per ogni anno di riscatto è fisso, mentre per quello ordinario la spesa si calcola moltiplicando il reddito medio percepito nei dodici mesi precedenti alla domanda di riscatto per l’aliquota per Invalidità, vecchiaia e superstiti (Ivs), che anche nel 2024 si attesta al 33%. Il riscatto ordinario costa mediamente anche 4-5 volte di più per ogni anno rispetto al riscatto agevolato. 

Le regole

I contributi versati per il riscatto della laurea, prima di essere iscritti a una forma di previdenza obbligatoria, vengono collocati dall’Inps nel fondo lavoratori dipendenti: spetta poi all’interessato indicare all’istituto di previdenza dove accreditare tali contributi, scegliendo una gestione in cui è o è stato iscritto. L’Inps, con la circolare 14/2024, ha spiegato che le domande di trasferimento dei contributi presentate non per via telematica non potranno più essere processate. Non c’è un termine di scadenza entro cui inoltrare la domanda. Nella circolare si afferma, poi, che Inps non ha preclusioni a trasferire l’ammontare alle Casse di previdenza dei professionisti. Saranno queste ultime a decidere «sulla base delle determinazioni che ogni singolo ente vorrà adottare». Intanto, nonostante in Italia nel 2022 la quota di giovani adulti in possesso di un titolo di studio terziario sia leggermente cresciuta, attestandosi al 27,4% tra i 30 e i 34 anni e al 29,2% tra i 25 e i 34 anni, resta lontana dagli obiettivi europei (40% e 45%, rispettivamente).

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