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Riparte il Reddito di libertà per le donne vittime di violenza

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Il Reddito di libertà prova a ripartire dopo il flop. Erogato dall’Inps alle donne vittime di violenza in ambito familiare, il contributo ha raggiunto 2.418 donne nel 2021, anno del suo debutto, mentre in seguito, per mancanza di risorse, sono stati confermati i trattamenti (circa 200 nel 2023) solo in Romagna e Friuli Venezia Giulia, grazie a fondi regionali. Il governo ora ha messo sul piatto altri 10 milioni per il 2024-2026 allo scopo di rilanciare la misura, il cui valore mensile passa da 400 a 500 euro. Nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che definisce i criteri e la ripartizione della somma confluita nel “Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza”. I dieci milioni stanziati però difficilmente basteranno a soddisfare tute le richieste. In media poco più di 1600 donne all’anno, è stato calcolato, potranno accedere al contributo.

Via alle nuove domande

Secondo i dati dell’Inps, fino a maggio 2024 sono state presentate 6.489 domande per il Reddito di libertà. Di queste appena 2.772 sono state accolte e liquidate. L’istituto di previdenza, con la circolare n. 54 del 5 marzo 2025, ha illustrato le nuove modalità di presentazione della domanda per il Reddito di libertà. Le donne che non hanno ricevuto il contributo a causa del budget insufficiente possono ripresentare le loro domande ai Comuni dal 5 marzo al 18 aprile 2025. Dopo la ripresentazione, i Comuni forniranno alla richiedente una copia della domanda.

Diritto di precedenza

Spiegano dal ministero della Famiglia: «Il decreto prevede un regime transitorio. Le domande presentate all’Inps che non sono state accolte per incapienza dei fondi hanno la priorità rispetto alle nuove domande se ripresentate dalle donne interessate, per il tramite dei Comuni, entro il termine stabilito, ovvero non oltre il 18 aprile, previa verifica da parte degli stessi Comuni della sussistenza attuale dei requisiti per l’accesso alla misura». Le domande non ripresentate decadranno in via definitiva.

Lo scopo della misura

Il Reddito di libertà, più nel dettaglio, è riconosciuto alle donne vittime di violenza che si trovano in condizioni di povertà, con o senza figli, e che risultano seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali. La misura è stata elevata, come detto, da 400 a 500 euro pro capite mensili, per un massimo di 12 mensilità, e non è incompatibile con altre forme di sostegno, tra cui l’assegno di inclusione.

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