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Ammortizzatori e post Quota 100, a settembre si decide

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Più tutele per gli autonomi, ma anche per precari, stagionali e lavoratori dello spettacolo, che avranno proprio uno strumento ad hoc. E cassa integrazione per tutti i dipendenti, anche nelle piccole e micro-aziende. Governo al lavoro per mettere a punto la proposta sulla riforma degli ammortizzatori sociali da sottoporre ai sindacati a inizio settembre. In agenda, ovviamente, anche il dossier Quota 100: si cerca un escamotage per evitare il pericoloso “effetto scalone” e un ritorno troppo brutale alla Fornero.

Nuovi ammortizzatori

Il potenziamento della Cig è un tema chiave. L’idea di Palazzo Chigi è quella di avviare un meccanismo basato su tre anni di transizione, dal 2022 al 2024, con la copertura a carico della fiscalità generale. Di fondi ne serviranno parecchi (circolano stime tra i 6 e i 10 miliardi) per dare la cassa a tutti i lavoratori, anche quelli nelle aziende da 1 a 5 dipendenti. Ma si tratta di una necessità non più rinviabile, come ha dimostrato l’emergenza Covid. La struttura dell’intervento si baserà su un “universalismo differenziato”, che tenga conto delle dimensioni delle aziende e che non lasci indietro nessuno, nemmeno chi ha un lavoro indipendente o discontinuo. Per i più precari si potenzierebbe la Dis-Coll (tanti mesi quanti i contributi versati, posticipo del decalage, contributi figurativi). Anche la Naspi verrebbe rafforzata (con un trattamento di maggior favore per i più anziani che più difficilmente ritrovano un impiego). Per gli autonomi arriverebbero più tutele per la maternità e più giorni di malattia, in attesa di valutare l’impatto dell’Iscro, da rendere semmai permanente.

La Cig che verrà

La platea dei beneficiari della Cig, invece, sarebbe estesa a tutti i lavoratori subordinati, e ci sarebbe un aumento del beneficio. Verrebbero anche introdotte due nuove causali, “prospettata cessazione dell’attività” e “liquidazione giudiziale” oltre a specificare che la riorganizzazione aziendale potrà essere invocata anche in caso di “processi di transizione”. Verrebbe anche rafforzato il contratto di solidarietà ed esteso ulteriormente il contratto di espansione. La riforma azzererebbe l’attuale contatore sia per la Cig che per la Cigs. La cassa in deroga sarebbe superata con la creazione di un Fondo emergenziale intersettoriale, finanziato con un contributo a carico dei fondi bilaterali.

L’addio a Quota 100

Quota 100, la misura sperimentale messa a punto tre anni fa dal governo Conte uno che consente l’uscita dal lavoro, in deroga alle norme ordinarie, con almeno 62 anni di età e 38 di contributi, è ai titoli di coda. La misura ha riscosso meno successo del previsto, ma la sua archiviazione produrrà un bel problema ai molti statali prossimi alla pensione che hanno però mancato questa finestra. Il governo sta pensando ad alcune contromosse per evitare un impatto così traumatico. Le ipotesi sul tappeto sono diverse ma appare probabile una proroga, oltre il 2021, dell’Ape sociale, l’Anticipo pensionistico al quale possono accedere (con almeno 63 anni d’età) alcune categorie di lavoratori in difficoltà, come ad esempio i disoccupati di lungo corso o i disabili e i caregiver che li assistono. Allo stesso modo, si punta a rendere strutturale Opzione donna, che consente alle lavoratrici di andare in pensione con 58 anni d’età (59 se autonome) e 35 di contributi ma con il calcolo interamente contributivo dell’assegno.

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