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Riforma Cartabia, ha scioperato un magistrato su due. Il sindacato Confsal-Unsa in piazza il 6 giugno

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Quello che si è tenuto lunedì 16 maggio era il primo sciopero di magistrati dopo 12 anni . Ma meno della metà delle toghe lungo lo stivale ha effettivamente incrociato le braccia per protestare contro la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario targata Cartabia. Così l’Anm che ha promosso lo sciopero: «In un contesto generale non facile c’è stato un livello di adesione all’astensione intorno al 50%, comunque importante. A dimostrazione del disagio e della preoccupazione reale di tanti magistrati. Ci sono ancora i tempi e gli spazi per modifiche migliorative del testo e spero ci sia anche la volontà delle forze politiche di confrontarsi per apportare i dovuti correttivi».

Nuove proteste

Anche il sindacato Confsal-Unsa, il più rappresentativo del ministero della Giustizia, si appresta a scendere in piazza a giugno, davanti al dicastero di via Arenula, per ribadire le posizioni già espresse durante la manifestazione a Montecitorio dello scorso settembre. Così il segretario generale Massimo Battaglia: «Il tempo stringe, dopo l’estate partirà la campagna elettorale, restano pochi mesi per migliorare la cosiddetta riforma Cartabia. Sinceramente, una giustizia veramente efficiente metterebbe tutti d’accordo, ma ancora nulla è cambiato, e lo sdegno della magistratura ne è la prova. Il personale nel frattempo è costretto a lavorare in sottorganico, tra mille difficoltà ambientali e strumentali, dai tribunali alle carceri, tanto che si alza ancora un grido di preoccupazione di cui Unsa si fa responsabilmente portavoce, chiedendo di adottare misure idonee volte a fornire rapide soluzioni». Nuovi concorsi, assunzioni a tempo indeterminato e cessazione del precariato, maggiori risorse per il salario accessorio del personale, nuovo contratto integrativo: questi sono solo alcuni punti su cui il sindacato chiede d’intervenire al più presto.

Le toghe

Tornando alla protesta delle toghe, lo sciopero indetto dall’Anm contro la riforma del Csm ha avuto come detto un’adesione media, pari a livello nazionale al 48%. Con picchi a Busto Arsizio e Nola, dove le giovani toghe hanno scioperato in massa. Discorso diverso a Roma e a Milano, dove l’asticella dell’adesione si è fermata rispettivamente al 38% e al 51% . A Trento ha scioperato invece un magistrato su quattro. Ma perché i magistrati hanno voluto lanciare un segnale così forte? Il messaggio principale dell’iniziativa dell’Anm contro la riforma Cartabia: «Saranno pregiudicati gli interessi dei cittadini». Tra le misure previste dalla riforma, c’è quella di sottoporre i magistrati (già sottoposti a valutazioni quadriennali da capi degli uffici giudiziari, consigli giudiziari e Csm) a valutazioni annuali. E questo, secondo l’Anm, è un rischio. «Il Paese», sottolineano le toghe, «ha bisogno di magistrati che vengano valutati per la qualità del loro lavoro e non soltanto per la quantità». Insomma, la riforma corre il pericolo di produrre un ulteriore rallentamento della giustizia. Un effetto boomerang da evitare a tutti i costi. Lo sciopero è stato diretto soprattutto a contestare gli emendamenti presentati e approvati in Parlamento alla riforma del Csm. Dalle varie assemblee di magistrati che si sono tenute il 16 maggio in tutta Italia è arrivata la richiesta di aprire un tavolo di confronto con la politica per apportare al testo della riforma «qualche significativo aggiustamento».

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