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Riforma Cartabia, Battaglia: «Soluzioni condivise o sarà un autunno caldo»

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30 Settembre 2021 - Protesta Confsal Unsa - Montecitorio, Roma.

«Una piazza importante che ha gridato al ministro Cartabia la rabbia dei lavoratori della giustizia, i quali non vogliono subire gli effetti di una riforma della giustizia che non tiene conto delle persone, di tutti i 45mila lavoratori che da sempre chiedono ai governi maggiori tutele e un aiuto concreto. Abbiamo ribadito la necessità di una riforma che garantisca efficienza, tempestività e concretezza». Così Massimo Battaglia, segretario generale di Confsal Unsa, la prima sigla sindacale della giustizia italiana, dal palco di Piazza Montecitorio alla presenza di una nutrita rappresentanza di delegati provenienti da tutte le regioni d’Italia.

«Non siamo disponibili a subire – ha ricordato Battaglia – ma possiamo metterci attorno ad un tavolo e trovare soluzioni condivise. Se non ci ascolteranno, daremo il via ad un autunno di protesta che ci porterà nei tribunali e negli istituti penitenziari di tutta Italia. Sulle teste di tutti gli italiani pesano 5 milioni di processi arretrati, ma soprattutto pesa la lentezza di una macchina amministrativa pachidermica e obsoleta che rischia di paralizzare lo sviluppo. Inutile parlare di transizione ecologica, quando poi la giustizia non funziona. Oggi abbiamo avanzato una proposta seria e pacifica, siamo stanchi di subire decisioni presuntuose, calate dell’alto senza confronto. Il governo ascolti la voce degli addetti ai lavori».

La partecipazione alla manifestazione di Unsa sulla giustizia, in Piazza Montecitorio, è stata grande e sentita nel silenzio di tutte le forze politiche e sociali. Nonostante le limitazioni sul numero dei partecipanti, imposte dalla Questura causa Covid, Confsal Unsa ha voluto manifestare per denunciare il forte disagio dei dipendenti circa l’iniquo trattamento da parte del ministero che si dimentica di loro, un personale invisibile allo stremo delle forze che porta avanti uffici giudiziari, istituti penitenziari, giustizia minorile, esecuzione penale esterna e gli Uffici Nep.


All’iniziativa ha partecipato anche il segretario generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta, il quale ha assicurato, spiega la nota di Unsa, il pieno sostengo della confederazione a tutte le ulteriori azioni che la Federazione Unsa vorrà intraprendere a tutela del personale. «La Riforma Cartabia introduce importanti novità, ma fallisce miseramente alla radice poiché non pone al centro del disegno di riforma proprio quel personale che ogni giorno consente al ministero della Giustizia di realizzare i propri compiti istituzionali», ha proseguito Massimo Battaglia.


«Il Pnrr prevede per il Dicastero 2,3 miliardi di euro, con cui tra l’altro si finanzia precariato, ma il governo non ha previsto neanche un centesimo per il personale in servizio che affronta giornalmente una situazione di perenne emergenza, con carichi di lavoro al collasso e organici insufficienti. Ci sono 5 milioni di cause arretrate e pensare che la Riforma Cartabia possa smaltirle è pura utopia. Eppure tutti tacciono, tranne l’Unsa, che non ha mai avuto padroni e come sindacato autonomo non ha nessun debito politico».


Il segretario generale ha chiesto l’inserimento in manovra di stanziamenti per assunzioni a tempo indeterminato in tutti i dipartimenti del dicastero, risorse aggiuntive per il Fondo risorse decentrate al fine di assicurare il doveroso riconoscimento economico ai lavoratori e il rispetto degli accordi finora rimasti disapplicati. L’Unsa si aspetta a breve un segnale dalla ministra Cartabia con l’apertura di trattative e azioni concrete da parte del governo per il personale. Se ciò non dovesse avvenire, l’Unsa continuerà a intraprendere iniziative a tutela dei lavoratori.

30 Settembre 2021 – Protesta Confsal Unsa – Montecitorio, Roma.

1 Comment

  1. Possibile che non si riesca a capire che solo un’amnistia può aiutare a risolvere il problema è che questa riforma non risolve nulla

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