PA Magazine

Cento giorni di Brunetta bis

4 minuti di lettura

Riposizionamento. Nel marketing si indica con questo termine il processo attraverso cui un prodotto o un servizio viene immesso nuovamente nel mercato con una diversa identità. Ed è esattamente quello che ha fatto Renato Brunetta dopo essere tornato a Palazzo Vidoni: doveva farsi perdonare i tagli, il blocco del turnover e della contrattazione, così ha puntato il dito contro il se stesso di dieci anni prima, da un lato assolvendolo perché quegli interventi erano «necessari» e dall’altro chiedendo scusa (non deve essere stato facile). Insomma, ha mostrato ai 3 milioni di dipendenti pubblici (prima solo “furbetti” ora solo “risorse da valorizzare”) un Brunetta diverso.

Ora il Brunetta II si appresta a tagliare il traguardo dei primi 100 giorni ed è tempo di un primo bilancio. Certo è che è partito con il piede sull’acceleratore, sarà che ha la passione per le Ferrari, come quella che custodisce nel suo ufficio a Palazzo Vidoni, un regalo di Luca Cordero di Montezemolo: il modellino se ne sta li, in una bacheca, per ricordare al ministro il tipo di Pa che ha in mente, veloce e affidabile, come una Ferrari appunto. Il primo colpo Brunetta lo ha messo a segno a inizio marzo con la sottoscrizione del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, impreziosito dalla firma del premier Mario Draghi, per inaugurare una nuova stagione di relazioni sindacali: un segnale importante.

Proseguendo in ordine cronologico, nel decreto Covid del primo aprile il numero uno della Funzione pubblica ha introdotto nuove norme per semplificare le procedure concorsuali e garantirne lo svolgimento in sicurezza nell’era Covid, ma in questo caso il criterio della preselezione per titoli ed esperienza, che rischia di escludere dalla partita delle assunzioni pubbliche i candidati più giovani, non ha convinto e così l’intera operazione è finita nel mirino, con tanto di petizione su Change.org, circa 40 mila firme in pancia al 30 aprile (e in continua crescita). 

La trattativa per il rinnovo del contratto degli statali in compenso è finalmente decollata. Lo sblocco delle trattative, nei piani del ministro, dovrebbe consentire la conclusione dei contratti collettivi, almeno quelli riferiti ai comparti funzioni centrali, sanità, istruzione e funzioni locali, entro la fine dell’anno, mentre i contratti della dirigenza potrebbero essere chiusi già nei primi mesi del 2022. Insomma i primi aumenti in busta paga potrebbero arrivare già alla fine del 2021.

E con il decreto Proroghe il ministro con la passione per il Cavallino ha anche rimesso mano al lavoro agile nella Pa, liberandolo dalle percentuali fissate dalla precedente ministra Fabiana Dadone, sia nella fase emergenziale che in quella che seguirà, per salvaguardare i livelli di produttività degli uffici pubblici. Ma non bastano 100 giorni per trasformare la Pa in una Ferrari come quella che Brunetta “parcheggia” nella bacheca davanti alla sua scrivania: per quello ci vorrà più tempo. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da