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Più smart working fino a fine emergenza: ecco la nuova circolare

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Tutti in smart working fino a fine emergenza o quasi. Dopo giorni di pressing, iniziato con l’invio della lettera di Confsal, firmata da Raffaele Margiotta e Massimo Battaglia, al premier Mario Draghi, e dopo una nota a parte della Confsal-Unsa inviata a tutte le amministrazoni, il governo ha finalmente aperto a un aumento dell’utilizzo del lavoro agile nella Pubblica amministrazione. La nuova circolare Brunetta-Orlando per sensibilizzare amministrazioni pubbliche e datori di lavoro private sullo smart working, in cui i due ministri invitano a usare il massimo della flessibilità a disposizione nei sistemi di rotazione del personale e a ricorrere in maniera diffusa al lavoro da remoto per garantire la sicurezza dei lavoratori, fornisce una lettura diversa delle linee guida sullo smart working varate alla fine del 2021. In particolare per quanto riguarda il lavoro in presenza, che le suddette linee guida avevano indicato come la modalità prevalente di svolgimento della prestazione lavorativa: tale prevalenza dovrà essere garantita in un’ottica plurimensile e non per forza settimanale. Tradotto, ora che la curva dei contagi spaventa, le Pa e le aziende potranno far lavorare da casa anche 5 giorni alla settimana i propri dipendenti, l’importante è che una volta che l’emergenza si sarà attenuata questi recuperino i giorni di lavoro in presenza non svolti. 

La circolare

«Visto il protrarsi dello stato di emergenza, si raccomanda il massimo utilizzo di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o a modalità a distanza, ferma la necessità che il datore di lavoro garantisca adeguate condizioni di supporto al lavoratore e alla sua attività», spiega la circolare. E ancora. «Ogni amministrazione può programmare il lavoro agile con una rotazione del personale settimanale, mensile o plurimensile con ampia flessibilità, anche modulandolo, come necessario in questo particolare momento, sulla base dell’andamento dei contagi, tenuto conto che la prevalenza del lavoro in presenza indicata nelle linee guida potrà essere raggiunta anche nella media della programmazione plurimensile». In sintesi, ciascuna amministrazione può equilibrare il rapporto tra lavoro in presenza e agile secondo le modalità organizzative più congeniali alla propria situazione, tenendo conto dell’andamento epidemiologico nel breve e nel medio periodo, e delle contingenze che possono riguardare i propri dipendenti. 

La trattativa

Da giorni una parte dei sindacati della Pa, seguendo l’esempio di Confsal-Unsa, stava chiedendo di permettere a tutti i dipendenti pubblici di lavorare da casa almeno fino alla fine dello stato di emergenza. E di smart working hanno discusso a lungo a Palazzo Chigi anche il premier Mario Draghi e il ministro Renato Brunetta. Così il segretario generale della Confsal-Unsa Massimo Battaglia: «I dipendenti pubblici hanno dimostrato un grandissimo senso di responsabilità. Lo hanno fatto nella fase acuta della pandemia garantendo l’erogazione di tutti i servizi pubblici che, è bene ricordarlo, non sono mai stati interrotti. E lo hanno dimostrato quando il governo ha stabilito che dovessero rientrare al lavoro in presenza, tornando ordinatamente negli uffici. Adesso con quasi 200mila casi di contagio al giorno è il governo che deve mettere in sicurezza la propria forza lavoro».

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