La Pa al centro del Recovery plan. Non tanto per le risorse assegnate alla modernizzazione della Pubblica amministrazione, 1,67 miliardi di euro su un totale di oltre 220 miliardi di euro. Più che altro perché c’è un pezzo di Pa in tutte e sei le missioni su cui si struttura il Piano nazionale di ripresa e resilienza, dalla digitalizzazione all’inclusione, dalla salute alla ricerca, dalla transizione verde alle infrastrutture. Il Pnnr, insomma, come sottolineato anche dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, riconosce alla pubblica amministrazione il ruolo di architrave della ripresa del Paese.
Sempre il ministro Brunetta, in una recente intervista rilasciata al Sole 24 Ore, ha ricordato che alla riforma della Pa è attribuibile il 70 per cento dell’effetto delle riforme strutturali atteso dal Pnnr. Una riforma che, ha tenuto a ribadire il numero uno di Palazzo Vidoni al quotidiano di Confindustria, sarà molto diversa da quelle precedenti, una delle quali peraltro porta il nome proprio di Brunetta. «Questa sarà una riforma non solo a livello normativo, ma anche organizzativo e di investimenti: in tecnologie, persone e assistenza tecnica. Perché solo una Pa, nazionale e locale, riformata a tutti i livelli, può garantire la selezione e la messa a terra efficiente degli investimenti», ha spiegato il due volte ministro della Pa al Sole 24 Ore.
Il Recovery richiede anche forme straordinarie di reclutamento. Su questo fronte il ministero della Funzione pubblica ha le idee chiare. Ci saranno programmi dedicati per gli alti profili, corsie veloci per selezionare gli specialisti, un pool di esperti multidisciplinari che affiancheranno amministrazioni centrali e locali per l’attuazione del piano. Il lascito strutturale del Pnrr sarà una piattaforma unica del reclutamento, destinata a diventare luogo di riferimento per la selezione dei dipendenti pubblici, con tanto di banca dati dei profili individuali.
