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Progressioni verticali: al Mef 597 posti da funzionario

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Per dieci anni nella Pa è stato praticamente impossibile fare carriera. Ma adesso una norma autorizza le progressioni verticali in deroga al titolo di studio fino al 31 dicembre del 2024 e le amministrazioni ne stanno approfittando. Il ministero dell’Economia è stato uno dei primi a muoversi: un bando del Mef mette a disposizione 597 posti da funzionario per gli assistenti con almeno dieci anni di servizio alle spalle. Anche chi non ha la laurea può sperare di fare il salto. Non solo. Leggendo il bando si scopre che ai fini del punteggio finale l’anzianità di servizio vale 40 punti.

Il bando

La procedura, si legge nel bando pubblicato dal ministero guidato da Giancarlo Giorgetti, è riservata al personale del dicastero con 10 o più anni di esperienza maturata nell’area degli assistenti e in possesso, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di partecipazione (il 15 settembre), di un diploma di scuola secondaria di secondo grado. Il punteggio massimo conseguibile è pari a 100 punti e quasi la metà, 40, si ottengono con gli anni di servizio: viene assegnato un punteggio di 1,6 punti per ciascun anno di servizio prestato. Il punteggio massimo conseguibile per la valutazione del titolo di studio è invece di 25 punti (il diploma ne vale 15 mentre la laurea magistrale 25). La valutazione delle competenze professionali pesa fino a 35 punti. Il punteggio massimo conseguibile per la valutazione degli ulteriori titoli di studio post universitari e delle abilitazioni professionali è pari infine a 5 punti (per un master di secondo livello si ottengono per esempio due punti).

Il ministro

Sul tema delle progressioni verticali in deroga al titolo di studio è intervenuto anche il ministro della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo, che in un’intervista a Il Messaggero ha spiegato che la norma è stata introdotta dal precedente governo e che ha carattere transitorio. «Non dobbiamo dimenticare che molti dipendenti attuali hanno subito un blocco contrattuale di oltre dieci anni, rendendo impossibile qualsiasi progressione di carriera», ha sottolineato l’inquilino di Palazzo Vidoni. Lo 0,55% del monte salari è destinato a finanziare queste progressioni, lasciando intatte le procedure di assunzione ordinarie, regolate dalle norme sul turnover. Zangrillo ha inoltre ribadito che «le amministrazioni devono considerare criteri come l’esperienza lavorativa maturata e le competenze professionali, ma anche il titolo di studio». Sull’anzianità di servizio: «Molto spesso si traduce in esperienza, che vuol dire saper fare».

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