Vivere con meno di 750 euro al mese. È questo il destino di quasi metà dei pensionati italiani. E per le donne la percentuale è ancora più alta. Spulciando tra le carte del bilancio annuale Inps emerge una realtà drammatica: circa 9,7 milioni di pensioni sulle oltre 25,26 milioni di pensioni vigenti al 2026 (45,6%), si collocano nella classe di importo più bassa, inferiore, appunto, a 750 euro mensili. Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio sulle pensioni spiegando che si tratta del 36% degli uomini e del 54% delle donne. Solo il 42,2% risulta associato a prestazioni legate a bassi requisiti reddituali, come l’integrazione al minimo, le maggiorazioni sociali e le pensioni o assegni sociali. Per quanto riguarda invece le pensioni di vecchiaia maschili, quasi la metà (48,2%) si concentra nella fascia compresa tra 1.500 e 3.000 euro mensili, indicando una distribuzione degli importi mediamente più elevata rispetto a quella femminile.
Il pericolo
A preoccupare è la dinamica futura. A causa della frammentazione del mercato del lavoro, caratterizzato da salari sempre più bassi e da impieghi sempre più discontinui, nel giro dei prossimi 10 anni la percentuale di trattamenti under 750 euro mensili potrebbe salire oltre il 50 per cento, con un aumento di 6 punti. Intanto i dati generali dell’istituto di previdenza fanno emergere altri elementi interessanti: al 1 gennaio 2026 l’Inps registra complessivamente 21.257.999 pensioni vigenti, in lieve aumento (+0,6%) rispetto alle 21.141.199 pensioni vigenti al 1 gennaio 2025. Di queste, il 79,2% (16.840.238) sono di natura previdenziale e il 20,8% (4.417.761) di natura assistenziale. L’importo complessivo annuo ammonta a 353,5 miliardi di euro, di cui 325 miliardi erogati dalle gestioni previdenziali (+2,3% rispetto all’anno precedente) e 28,5 miliardi da quelle assistenziali (+5,6% rispetto all’anno precedente).
La mappa
Nel corso del 2025 sono state liquidate 1.540.943 nuove pensioni (-1,8% rispetto alle nuove pensioni liquidate nel 2024), di cui il 54,2% di natura previdenziale. L’importo annualizzato complessivo delle nuove prestazioni ammonta a 18,6 miliardi di euro, pari a circa il 5,3% della spesa pensionistica totale in pagamento al 1 gennaio 2026. Le gestioni dei lavoratori dipendenti rappresentano la quota più rilevante, con il 53,8% delle pensioni complessive e il 41,6% degli importi erogati. In tale ambito, il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti concentra il 36,7% delle prestazioni, mentre la Gestione Dipendenti Pubblici incide per il 14,9%. Le gestioni dei lavoratori autonomi erogano il 23,9% delle pensioni, corrispondenti al 18% della spesa complessiva, mentre le prestazioni assistenziali rappresentano il 20,8% delle prestazioni complessive e l’8,1% della spesa.
Età media di 74 anni
Con riferimento alle categorie, tra le prestazioni previdenziali prevalgono le pensioni di vecchiaia (70,7%, di cui il 54,8% erogato a uomini). Sotto il profilo anagrafico, l’età media dei pensionati è pari a 74,3 anni, con una differenza tra i due generi di 4,4 anni (71,9 per gli uomini e 76,3 per le donne). Dal punto di vista territoriale, infine, il 47,8% delle pensioni è erogato nel Nord Italia, il 30,9% nel Sud e nelle Isole e il 19,3% nel Centro, mentre l’1,8% è destinato a residenti all’estero. In termini di importi, la distribuzione territoriale dei residenti in Italia risulta pari al 51,6% nel Nord, 27,6% nel Sud e nelle Isole, 20,8% nel Centro.
