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Più paletti alla mobilità degli statali, salvi i piccoli Comuni

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Più paletti alla mobilità “libera” degli statali e piccoli comuni “salvi” dal rischio di esodo di dipendenti. Questa una novità contenuta nel testo del decreto Reclutamento della Pa, così come modificato dal Parlamento.

L’allarme dei Comuni

Il testo originario del decreto prevedeva che, per la mobilità orizzontale degli statali, non ci fosse più bisogno del nulla osta dell’amministrazione di appartenenza, salvo per i comparti della scuola, della sanità, della sicurezza, diplomazia e magistratura. Sin dall’inizio però l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) aveva messo in luce le criticità della norma che, secondo l’Anci, avrebbe rischiato “di determinare la definitiva paralisi nei Comuni, che sono tradizionalmente quelli più aggravati dalla stessa mobilità” e che “non sono in grado di garantire un trattamento retributivo pari a quello di altri enti”.

Più paletti alla mobilità

Il Parlamento è quindi corso ai ripari e ha approvato innanzitutto previsto che la mobilità dei dipendenti pubblici continuerà ad essere sottoposta a nulla osta nel caso di “posizioni dichiarate motivatamente infungibili dall’amministrazione cedente”, nel caso di personale assunto da meno di tre anni e nel caso l’amministrazione di appartenenza abbia una carenza di organico superiore al 20 per cento nella qualifica corrispondente a quella del richiedente.

Salvi i piccoli comuni

Un’altra modifica approvata dal Parlamento al testo del decreto Reclutamento prevede inoltre, specificatamente, che la mobilità orizzontale “libera” non potrà avvenire negli enti locali con massimo 100 dipendenti a tempo indeterminato. E i trasferimenti verso altre amministrazioni potranno ammontare massimo al 5% negli enti locali con un numero di dipendenti compreso tra 101 e 250, e al 10% per quelli con un numero di dipendenti non superiore a 500. Non solo, viene stabilito anche che, per gli enti locali, in caso di prima assegnazione, la permanenza minima del personale è di cinque anni. In ogni caso, la cessione del personale può essere differita, a discrezione dell’amministrazione cedente, fino all’effettiva assunzione del personale assunto a copertura dei posti vacanti e comunque per un periodo non superiore a trenta giorni successivi a tale assunzione.

Selezioni uniche

Viene poi introdotto un sistema che consente agli enti locali di associarsi per svolgere selezioni uniche tese a formare elenchi di idonei all’assunzione a tempo determinato o indeterminato per vari profili professionali e categorie, compresa la dirigenza. Questi elenchi dovranno essere aggiornati almeno una volta l’anno. Gli enti locali aderenti attingeranno agli elenchi di idonei per la copertura delle posizioni programmate nei rispettivi piani dei fabbisogni di personale e potranno assumere il personale previo interpello tra i soggetti inseriti negli elenchi, ogniqualvolta si verifichi la necessità di procedere all’assunzione di personale in base ai documenti programmatori definiti dal singolo ente. La norma prevede che in presenza di più soggetti interessati all’assunzione l’ente proceda ad effettuare una prova selettiva scritta o orale per formulare una graduatoria di merito da cui attingere per la copertura del posto disponibile.

Mille esperti per il Pnrr

Il decreto, infine, autorizza il conferimento di incarichi di collaborazione a 1.000 esperti per il supporto alle Regioni e agli enti locali nella gestione delle procedure complesse (come le valutazioni ambientali), per l’attuazione del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr).

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