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Lavoro, il governo pensa alla settimana corta

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Prossima destinazione: emissioni zero. Così vuole l’Europa ma per raggiungere un simile traguardo non basta aumentare la produzione di rinnovabili e accelerare sui veicoli elettrici. Bisognerà fare anche in modo che le persone si spostino meno, a cominciare da chi lavora. Come? C’è spazio anche per lo smart working e la settimana lavorativa corta nel documento che il ministro per l’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha inviato alla Commissione europea per illustrare la strategia green del governo.

Il piano

Gli obiettivi sfidanti di taglio delle emissioni e di risparmio energetico che le direttive europee hanno fissato per i cosiddetti “settori non Ets” (che riguardando due comparti cruciali come quello dei trasporti e quello degli edifici) richiedono un cambio di marcia per essere raggiunti. Per intenderci, gli obiettivi di decarbonizzazione dei “settori non Ets” sono stati fissati dall’Europa in un taglio delle emissioni del 43,7 per cento rispetto ai livelli del 2005. Ma per quanto riguarda l’Italia, allo stato attuale si prevede che al 2030 questi settori riusciranno a risparmiare appena 98 milioni di tonnellate di Co2 (-28,6 per cento sul 2005). Insomma, non ci siamo. Il piano del ministro Picchetto punta quindi a «incentivare con maggiore forza misure tese a trasferire gli spostamenti dell’utenza dal trasporto privato a quello pubblico». Spazio poi alla «progressiva diffusione di mezzi caratterizzati da consumi energetici ridotti». Infine, si legge nel documento inviato all’Ue dal ministero dell’Ambiente, bisognerà «ridurre la necessità di spostamento con politiche di favore per smart working e valutare la riduzione delle giornate lavorative a parità di ore lavorate». Una soluzione, quest’ultima, già messa in pratica da grandi aziende del settore energetico, per esempio. 

All’estero

Il lavoro a distanza permette di evitare l’emissione di circa 600 chilogrammi di anidride carbonica all’anno per lavoratore con notevoli risparmi in termini di tempo (circa 150 ore), distanza percorsa (3.500 km) e carburante (260 litri di benzina o 237 litri di gasolio). Così ha evidenziato uno studio dell’Enea sull’impatto ambientale dello smart working a Roma, Torino, Bologna e Trento. Per quanto riguarda la settimana lavorativa corta, all’estero è già realtà. Tra il 2015 e il 2019, l’Islanda ha condotto il più grande progetto pilota al mondo di una settimana lavorativa da 35-36 ore. Il test ha coinvolto 2.500 persone ed è stato definito un successo dai ricercatori e dai sindacati islandesi. Anche le aziende del Regno Unito che hanno eseguito una prova di sei mesi della settimana lavorativa di quattro giorni stanno ora pianificando di rendere permanente questa misura. Pure Belgio e Spagna, giusto per fare altri due esempi, si stanno muovendo in questa direzione. 

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