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Pensioni, Tfr ai fondi con il silenzio assenso. Misure per i giovani

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Disgelo sulla previdenza complementare. Il negoziato con il governo sull’ampio dossier previdenziale ha portato a un’altra novità. Palazzo Chigi apre alla possibilità di prevedere un nuovo periodo di silenzio-assenso di 6 mesi per scegliere la destinazione del proprio Tfr. Si tratta di un altro passo in avanti rispetto al complicato puzzle con cui riformare il sistema previdenziale dopo la disponibilità offerta dall’esecutivo di approfondire la platea e i criteri per una pensione di garanzia per i giovani e la valorizzazione del lavoro e della maternità per le donne.

L’impasse

Manca però al momento il dossier principale, il cuore della riforma, quello più ostico che da sempre rimarca la differenza tra esecutivi e sindacati: quello sulla flessibilità in uscita. Per i sindacati la formula è sempre la stessa, nulla cambia da tempo: i lavoratori devono poter scegliere di andare in pensione a 62 anni di età e 20 di contributi o 41 anni di contribuzione senza paletti sull’età anagrafica. Ma per il momento nulla si muove e il governo resta fermo e non cede sull’asticella dei 67 anni. Tra i temi in campo resta in sospeso la richiesta sindacale di salvaguardare e rafforzare la fiscalità incentivante sui fondi pensione, prevedendo anche un intervento mirato per gli under 40.

Giovani

Nei prossimi giorni entrerà nel vivo la questione relativa ai giovani che, entrando in un mercato del lavoro spesso precario e discontinuo, non potranno usufruire di un tesoretto di contribuzione adeguata a garantirsi una pensione dignitosa. Il tema è da anni allo studio: la proposta di una pensione di garanzia per i giovani, è stata già messa sul tavolo più volte da altri governi senza mai riuscire a vedere la partita chiusa. La proposta dei sindacati mirerebbe a introdurre una sorta di correttivo al calcolo del sistema contributivo per evitare gravi effetti sulle prestazioni pensionistiche che derivano dalle distorsioni del mercato del lavoro definendo per questo una integrazione ad hoc degli assegni a fronte di pensioni insufficienti. L’integrazione, che scatterebbe perciò solo al momento del pensionamento e a beneficio esclusivo di chi si trovi in difficoltà, mira a garantire un assegno complessivo mensile dignitoso; le stime sempre circolate in questi anni hanno disegnato spesso un importo molto vicino ai 1000 euro al mese da destinare unicamente a quelli con problemi di inadeguatezza della pensione.

Donne

Riflettori accesi anche sulle donne. L’equiparazione dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia con quelli previsti per gli uomini restano al centro delle attenzioni dei sindacati per i quali le ‘carriere’ lavorative tra i sessi non sono equiparabili: gender gap e carichi familiari fanno la differenza. Per questo sarebbe necessario per i sindacati prevedere soglie contributive d’accesso alla pensione compatibili con le condizioni delle donne. Non solo. Per riconoscere il lavoro di cura non retribuito che svolgono in famiglia, i sindacati chiedono il riconoscimento di 12 mesi di anticipo pensionistico per ogni figlio oltre alla valorizzazione, ai fini pensionistici, del lavoro di cura di persone disabili o non-autosufficienti in ambito familiare.

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