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Pensioni, pagamenti più veloci per il comparto Giustizia

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Il 2022 è un anno di novità in materia di pensioni, anche per i dipendenti dei ministeri della Giustizia e dell’Istruzione. L’Inps ha infatti deciso di dare un impulso nel lavoro di digitalizzazione delle pratiche cosiddette ante-subentro (domande giacenti di riscatto, ricongiunzione e computo presentate fino al 2000) presentate al Miur e al ministero della Giustizia, per definirle in via definitiva entro uno-due mesi. Una grande novità che punta a velocizzare l’erogazione della pensione per una parte dei dipendenti dei due ministeri. Novità che si va ad aggiungere alle altre che quest’anno interessano tutti i lavoratori in odore di pensione, in materia di quota 102, Ape sociale, Opzione donna e adeguamento dei trattamenti alla crescita dell’inflazione.

Pratiche ante-subentro

Quintali di pratiche pensionistiche (di computo ma anche di riscatto e ricongiunzioni) sono rimaste in cartaceo presso alcuni grandi ministeri, risalenti anche alla vecchia gestione Inpdap, e finora venivano definite solo quando un dipendente andava materialmente in pensione. Questo ha comportato ritardi anche sostanziali tra l’effettivo ultimo giorno di lavoro del lavoratore e l’erogazione della sua pensione. Per ovviare a questo problema, che ha causato non pochi disagi a moltissimi ex dipendenti statali, l’Inps è al lavoro dal 2019 e ora ha investito una parte delle risorse umane appena acquisite tramite concorso, circa 80 unità, per chiudere definitivamente la pratica per quanto riguarda il ministero della Giustizia e il ministero dell’Istruzione, digitalizzando e definendo il tutto. In questo modo ogni lavoratore potrà avere chiara la propria posizione contributiva, con lo storico tutto digitalizzato, e chi è in procinto di andare in pensione non rischia di vedersi pagato il primo assegno con mesi di ritardo.

Lavoro su 400mila pratiche

«Quando l’ex Inpdap è venuto in Inps – ha spiegato la direttrice generale Inps, Gabriella Di Michele – ha portato in dote la non digitalizzazione delle posizioni assicurative dei dipendenti dello Stato e degli enti pubblici. Per cui abbiamo dovuto risalire a ritroso su tutte le informazioni che sono ancora in possesso dei lavoratori pubblici, con la necessità di valorizzare queste informazioni e portarle dentro gli archivi dell’istituto. Un lavoro immane, si parla di 3-400mila provvedimenti che si trovano ancora negli archivi cartacei. Sempre Gabriella Di Michele: «Siamo stati quindi in grado di affrontare tutto insieme questo lavoro, scansionando, e posso dire che a brevissimo questo lavoro sarà ultimato». Si arriverà a dama entro marzo. Per quanto riguarda invece il comparto scuola, sono stati stipulati molti accordi a livello territoriale con gli Uffici scolastici provinciali (Roma, Milano e Monza, Venezia, Genova, Bari, Cagliari) e così l’ufficio Eco dell’Inps ha ottenuto il trasferimento di circa 16.000 fascicoli personali e circa 35.000 domande di prestazione di personale scolastico nato dal 1953 al 1965.

Una best practice da esportare

Il problema delle vecchie pratiche pensionistiche ancora giacenti in cartaceo in qualche cassetto dei ministeri non riguarda solo i dipendenti di Giustizia e Istruzione. Tanto che il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, auspica che il risultato che sta per essere conseguito sui due ministeri apra la porta ad altre pratiche analoghe. «Servirebbe un accordo all’interno di tutta la Pa, più generale, con tutta la scuola, con l’università. Si deve garantire il diritto di tutti alla soluzione di continuità tra il lavoro e la prima pensione ricevuta», ha detto Tridico nel corso del convegno “Estratto conto dei dipendenti pubblici” organizzato da Inps, ministero della Giustizia e ministero dell’Istruzione .

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